News / Una Carta etica della montagna piemontese

06 Febbraio 2019

Il suo nome è “Carta etica della montagna” e si propone di promuovere una cultura che valorizzi l’economia locale legandola ad una frequentazione turistica sostenibile e socialmente inclusiva nell’ottica di accogliere anche le fasce più fragili della popolazione.

Per raggiungere questo risultato il documento, approvato il 1° febbraio dalla Giunta regionale su indicazione degli assessori Alberto Valmaggia e Augusto Ferrari, intende far assumere un atteggiamento di corresponsabilità a tutti i soggetti che hanno a che fare con questi territori, dalle istituzioni ai residenti, e coinvolgere i professionisti della montagna, dei servizi sportivi, socio-educativi e sanitari, delle associazioni, delle imprese e del Club Alpino Italiano.

La Regione Piemonte da tempo esprime un forte impegno verso la montagna in quanto patrimonio e risorsa insostituibile della collettività e concepita come luogo accessibile e fruibile da tutti. Per questo motivo la Carta etica sottolinea con forza l’importanza di una politica pubblica che contribuisca alla coesione sociale ed allo sviluppo economico sostenibile. Come rileva l’assessore Valmaggia, “anche grazie alla Carta etica e agli importanti investimenti di questi anni, soprattutto sul turismo outdoor, intendiamo operare a vantaggio delle attività sociali ed economiche del territorio montano, per sostenere chi vive in montagna e promuovere le terre alte quale principale meta del Piemonte”.

Particolare riguardo viene dedicato alla continua crescita di esperienze positive di montagnaterapia, che hanno stimolato la volontà di replicare iniziative a carattere terapeutico-riabilitativo e/o socio-educativo per le persone affette da patologie psichiatriche, fisiche, emotive e cognitive.

“Dopo aver vissuto questa esperienza negli scorsi mesi - commenta l’assessore Ferrari - ho acquisito ancor più la consapevolezza del valore terapeutico del camminare in montagna e di come questa attività possa migliorare la qualità della vita anche delle persone più fragili o problematiche. Ma non solo, ha un significato più profondamente umano: aiuta a conoscere meglio se stessi e a condividere positivamente il punto di vista degli altri, opportunità che dobbiamo mettere al servizio di tutte le nostre comunità”.

 

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Gianni Gennaro, fonte Piemonte Informa


 

 

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