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Viaggio nella storia, tra la Capanna "Quintino Sella" e il Monte Bianco

di Nazzareno e Richard

Il nostro amico Nazzareno Salvati, Guida Alpina, condivide con noi l’emozione di raggiungere la Capanna Sella, un vero e proprio museo d'alta quota, in occasione della sua salita al Monte Bianco per la storica via italiana dei Rocher al Monte Bianco!
Grazie Nazzareno!

Partiti alle ore 05:30 abbiamo seguito per 30' la strada asfaltata che diventa poderale fino alla località Combal. Lì si devia a Sx e si arriva alla Cabane du Combal. Si consiglia di prendere il sentiero leggermente in piano a Sx della Capanna che costeggia le paludi del Combal per poi inpennarsi verso il ghiacciaio del Miage.

Alla fine di esso si entra nel ghiacciaio e si prosegue per circa un'ora su detriti. Si oltrepassa il ghiacciaio del Monte Bianco, dove l'itinerario originale lo risaliva per andare ala Capanna "Q. Sella".

Noi siamo andati oltre, per incrociare il ghiacciaio del Dôme (rif. "Gonella") dove si intercetta il sentiero marcato da bolli gialli, già ben visibili da sotto. Si continua su sentiero e si può già intravedere il famoso Couloir a "Y" che conduce alla Capanna "Q. Sella".

Le condizioni stabili del ghiacciaio ci hanno permesso di oltrepassarlo ben al di sotto del rifugio "Gonella".

Arrivati ai piedi del Couloir iniziamo la salita oltrepassando agevolmente la terminale.

Da qui si prosegue per circa 400 m di dislivello tenendo il ramo di destra con uscita su roccia direttamente alla capanna (visibile già dall'inizio del couloir).


 

Ore 10, apriamo i battenti della capanna e diverse scritte sul legno delle finestre ci emozionano non poco: per entrare in questo museo bisognerebbe pagare il biglietto!

La capanna risale al 1885, ed è posta a 3370 m di quota, lungo la cresta sud ovest dei Rochers del Monte Bianco, sul percorso di quella che dal 1872 al 1890 era l'unica via normale italiana, ancora oggi la più diretta.

Al suo interno si trovano coperte, materassi e cuscini di recentissima produzione, quattro prese usb, due prese "accendisigari", pentole e qualche posata; non è provvista di fornello e gas. All'esterno alcuni pannelli solari alimentano le luci durante la notte.

La storia che trasuda dalla capanna e lo scenario "Montagna", ci hanno permesso di rilassarci in attesa della cena anticipata: la sveglia sarebbe suonata alle ore 00.30.

Ci svegliamo, proviamo a far colazione e siamo pronti a partire. Salutiamo il bivacco con rammarico, quasi fosse diventata Casa... si parte! Guardiamo il cielo tutto stellato e i tre quarti di luna ci indica la rotta.

Appena sotto la piattaforma del elicottero si trova un ometto che ci indica che da lì si scende per andare a prendere il pendio che sale verso il ghiacciaio del Monte Bianco.

In mezz'oretta siamo sopra il pendio, cambiamo assetto e ci allunghiamo per scendere di circa 100 m nel ghiacciaio del Monte Bianco, aggirando probabili insidie e proseguendo leggermente verso sx in direzione dello sperone.

Risaliamo un altro pendio dove troviamo la terminale in ottime condizioni e senza problemi la oltrepassiamo.
Da qui si continua su neve fino a circa 3900 m, poi si inizia a scalare su roccia II - III aggirando sempre verso dx le difficoltà.

A circa 4500 m risaliamo un pendio nevoso, superiamo un'altra facile terminale e ritorniamo su roccia sempre abbastanza stabile grazie alle basse temperature!

Ancora molto poco ed è quasi l'alba! Durante l'ascensione sulle rocce notiamo dei pezzi insoliti di
lamiera e fili... ci chiediamo cosa fossero. Successivamente, dinanzi ad una pinta di birra, scopriamo che proprio sulla Tournette il 3 novembre 1950 sì schiantò un aereo dell'Air India partito da Bombay per Londra dove persero la vita 48 persone!

Ore 06:00 siamo sulla cresta dei Bosses 4750 m e da qui in 15 min sì raggiunge la vetta del Monte Bianco. Il sole è appena sorto e avvolti nei suoi raggi godiamo di un stupendo panorama!

Nonostante ciò fa freddo e così iniziamo la discesa. Non si vede nessuno oggi.



Riscendendo sulla facile cresta che porta alla Cabane Vallot continuiamo sul Dôme percorrendo il filo di cresta nevosa verso il “Piton des Italiens”.

A tracciare una piccola parte della nostra discesa saranno una Guida con il suo cliente che arrivavano dalla cresta di Bionassey.

Il giorno prima, durante la salita alla capanna Sella, avevamo osservato l'itinerario per l'ipotetica discesa dal ghiacciaio del Dôme. Arrivati al colle che divide il ghiacciaio del Dôme da quello di Bionassey intravediamo delle tracce di sci verso quest'ultimo e ci avventuriamo in questo itinerario.

La parte alta del ghiacciaio si presentava piuttosto chiusa, ma perdendo quota diventava sempre più tormentato e laborioso nell'attraversamento.

Le tracce degli sci si sono completamente perse, ma con un po' di aggiramenti siamo arrivati alle 9 all'ingresso del ghiacciaio del Miage per poi essere alle 10.30 alla nostra auto.

Gita fantastica, che stimola e amplifica curiosità e spirito d'avventura. L'ingaggio è amplificato da molti aspetti, dall'inizio alla fine, sopratutto perché si è in un contesto selvaggio, dove i pericoli oggettivi sono "guai grossi".

La salita va affrontata con una buona preparazione aerobica; e in caso fosse la prima in alta quota, richiede sicuramente di essere divisa in due, approfittando di sostare nella Capanna "Sella".

Pochi anni fa vidi alla Tv uno speciale sulla ristrutturazione del bivacco e da li nacque il desiderio di andarlo a vedere, di toccare con mano un pezzo di alpinismo che vive e che si conserva bene grazie al contributo di Guide Alpine e alpinisti che cercano di rispettarlo, ma sopratutto un grande ringraziamento va fatto all'iniziativa promossa dal CAI Torino (proprietario), dal Club4000 (affidatario della struttura) e Cantieri d’Alta Quota (mediapartner).

Il progetto è stato altresì finanziato dalla Regione Autonoma Valle d'Aosta e dalla Banca Sella.

Ringraziamo le info della G. A. Mario Ravello e il Vicepresidente del CAI Torino Osvaldo Marengo.

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