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L’Arugapoma

di Carlo Crovella

Riroponiamo questo lungo e interessante articolo del nostro consocio Carlo Crovella, già pubblicato sul Gogna Blog, www.gognablog.com, dedicato ad una celebre guida di itinerari sci-alpinistici.


Si sa che oggi, specie fra gli appassionati di scialpinismo, gli spunti per la prossima gita giungono dalla consultazione di appositi siti internet, dove vengono caricate le relazioni di chi è appena tornato da una giornata con le pelli.

Limitare la propria fonte di ispirazione a questo bacino di informazioni presenta sia pregi (pochi, per la verità) che difetti, fra i quali il principale è il cosiddetto “effetto gregge”: se c’è una relazione che dipinge neve da urlo, il giorno dopo troverete immani moltitudini di persone. Magari nel valloncello a fianco c’è la stessa neve, ma nessuno l’ha segnalato e quindi è deserto.

Il punto è che ormai i frequentatori della montagna (in particolare con gli sci) non sentono il piacere di crearsi una personale banca dati mentale di itinerari fra i quali scegliere quelli adatti alle condizioni del momento. Per alimentare tale banca dati la fonte non può essere internet, bensì gli innumerevoli testi editoriali.

Chi ha seguito le mie considerazioni sull’importanza dell’e-ducare (condurre fuori dall’ignoranza), sa che per me la conoscenza delle montagne è il primo passo in tal senso. Su questo argomento, spesso mi hanno sentito citare l’arugapoma come riferimento perfetto per prendere spunti per nuove gite.

“Ma che diavolo è, ‘sto arugapoma?”, molti si sono domandati. È ora di spiegarlo ai più giovani e di “ricordarlo” a chi fa invece gite da tempo.

Roberto Aruga e Cesare Poma sono i due autori di una raccolta di itinerari edita dal Centro Documentazione Alpina (CDA), nella seconda metà degli anni ’70. Per inquadrare bene la situazione occorre però fare un passo indietro, anzi due. Occorre cioè focalizzare i dati del problema su quelli che, nell’ambiente della SUCAI Torino (scuola da cui provengo) si sono sempre chiamati i “sacri testi”.

La prima importante raccolta di itinerari “scelti” di scialpinismo si deve ai coniugi francesi Philippe e Claude Traynard, che pubblicarono a metà anni ’60 il celeberrimo Dômes, Pics et Neiges (poi bissato nei primissimi ’70, con l’aggiunta di una terza edizione a metà degli ‘80). In Italia mancava una trattazione sistematica dell’argomento, ma a metà del decennio ’70 ci pensò il CDA, una casa editrice torinese nata nel retrobotteca della Libreria della Montagna di Via Sacchi.

Il CDA (che ovviamente non si occupò solo di scialpinismo, ma estese la sua attività alla montagna in ogni possibile risvolto: tecnico, storico e culturale) è famoso per essere stato l’editore della Rivista della Montagna (RdM), una fra le più importanti riviste “laiche”, cioè alternative alla Rivista Mensile del CAI.

Ho personalmente iniziato a scrivere articoli di montagna proprio per la RdM nei primi anni ’80: per un torinese doc come me, poter collaborare, seppur non sistematicamente, con il CDA ha rappresentato il grimaldello per entrare in contatto con numerosi personaggi di spicco nel milieu della montagna.

Infatti nel CDA sono transitati i più brillanti nomi dell’intellighenzia alpina torinese: solo per citarne alcuni (mi scuso con chi resta nella penna…) da Gian Piero Motti a Gian Carlo Grassi, da Ugo Manera ad Andrea Gobetti, da Giorgio Daidola (l’inventore del dirompente Dimensione Sci) a Roberto Mantovani (Direttore “storico” di RdM), senza dimenticare Enrico Camanni, che poi fonderà, a metà degli ’80, l’altra rivista “laica” torinese, cioè Alp, presso la Vivalda Editori.

Ma nel CDA bazzicavano anche numerosissimi e importanti “forestieri”, cioè i “non torinesi”, come Alessandro Gogna, i sassisti della Val di Mello (Ivan Guerini, Giuseppe Popi Miotti & C.), Manolo e i dolomitisti e poi il gruppo dei romani (Gianni Battimelli, Stefano Ardito, Fabrizio Antonioli…) e chissà quanti altri che ora mi sfuggono…

Nel settore storico-culturale eccellevano i nomi di Giuseppe Dematteis, Marziano Di Maio e Attilio Boccazzi-Varotto, mentre l’escursionismo faceva riferimento in particolare a Fulvio Chiaretta.

Anche in campo scialpinistico il CDA ha sicuramente annoverato i più bei nomi dello specifico panorama: Giorgio Diadola, Leonardo Bizzaro, Andrea Gobetti, Gianni Bernardi, Gianni Pàstine, Alberto Malusardi, Franco Malnati, Maurizio Gnudi, Franco Gionco (anche qui mi scuso se qualcuno “salta” per evidenti questioni di memoria …) e, soprattutto, tantissimi appartenenti alla SUCAI Torino, fra cui Lorenzo Bersezio (con i suoi innovativi libri in coppia con Piero Tirone, a partire da quello sul Monte Bianco, uscito nei primissimi anni ‘80), Ezio Mentigazzi (celebri i suoi testi dedicati alle Dolomiti in sci…) e, come vedremo fra qualche righe, Roberto Marocchino (scomparso proprio di recente) e Roberto Scala.

Sempre sotto l’ala editoriale del CDA ha visto la luce un pregevole libro sui Raid in Sci a cura dell’UGET di Torino, l’altro importante polo scialpinistico subalpino: la pubblicazione fu sicuramente innovativa perché, uscita nel 1976, anticipò di alcuni anni i bellissimi libri del francese Michel Parmentier, uno dei profeti internazionali dei raid scialpinistici. Il “libretto” torinese (l’appellativo affettuoso fa riferimento alle dimensioni tascabili, contrapposte alle tele A4 del francese), custodisce dei veri e propri gioielli di traversate scialpinistiche dalla Costa Azzurra fino al Ticino.

Pur compresi in uno squadrone scialpinistico di tale lignaggio, Roberto Aruga e Cesare Poma, “vecchie volpi” di montagna (specie innevata), ricoprivano una posizione di prim’ordine, il che la dice lunga sulle loro eccezionali capacità e competenze. Probabilmente io vedo questi due autori con un occhio di particolare riguardo perché il loro libro (Dal Monviso al Sempione) uscì a metà degli anni ’70, cioè più o meno quando io, quindicenne in fase di sdoganamento dall’accompagnamento paterno, iniziavo ad avventurarmi in prima persona nel grande oceano della montagna innevata. Il libro di Aruga e Poma è stata quindi la mia prima “bussola” e questo ha probabilmente lasciato un segno indelebile dentro di me.

Tuttavia, nonostante l’attaccamento emotivo a questo libro, esso non è l’unico parametro di riferimento delle mie consultazioni scialpinistiche, in particolare nell’arco alpino nord-occidentale. Per questo motivo io estendo l’appellativo arugapoma all’intera famiglia di raccolte di itinerari scialpinistici di mio gradimento, pubblicate dal CDA, ma non solo: si tratta di testi che, oggi, possono apparire datati in alcuni risvolti, ma che in realtà sono ancora attualissimi nel contenuto, almeno come spunto per concretizzare delle “belle” gite classiche.


Questa famiglia è numerosissima: nella scuderia CDA c’è il libro Dal Col Di Nava al Monviso, dedicato alle Alpi Liguri-Marittime-Cozie meridionali a cura del CAI Mondovì (in realtà uscito un po’ prima dell’Aruga-Poma); c’è l’Aruga-Poma propriamente detto (Dal Monviso al Sempione) e ci sono molti altri testi della stessa collezione, in estensione verso oriente addirittura fino alle Alpi austriache. Sempre in ambito CDA si è poi aggiunto il libro pubblicato per i 30 anni della Scuola SUCAI, a cura degli istruttori Mentigazzi-Marocchino-Scala, intitolato Dalle Marittime al Vallese. Infine a metà anni ’90 Roberto Aruga ha pubblicato, sempre per il CDA, i suoi sterminati appunti scialpinistici relativi alle montagne fra Piemonte e Francia (è un’inesauribile miniera di itinerari sui due lati dello spartiacque). Vi sono infine altre pubblicazioni scialpinistiche del CDA, fra le quali spiccano quelle riferite alle Valli di Lanzo, alla Val d’Ayas e al Pinerolese.

Si inserisce nel panorama delle pubblicazioni del CDA anche il volume storico edito per i 50 anni della Scuola SUCAI (2001), a cura di Marco Faccenda (Direttore a cavallo del 2000), Lorenzo Bersezio e Roberto Mazzola.

Purtroppo, dopo oltre quarant’anni di onorato servizio, il CDA (che nel frattempo era già confluito nella Vivalda Editori) si è “estinto”, anche per la crisi della carta stampata di fronte alla crescita incontenibile dell’informazione digitale. Quanto ci manca un’istituzione come il CDA! Il CDA è stato, diremmo oggi, un incubatore di idee e di evoluzione del pensiero e ha inevitabilmente inciso sulla storia alpinistica e scialpinistica di Torino e non solo.

Il CDA manca un po’ a tutti: per me fu il primo alveo in cui mi impegnai a scrivere di montagna e i personaggi di spicco mi hanno letteralmente insegnato il mestiere, a volte con bonari suggerimenti, a volte con severi rimbrotti (molto più efficaci!). Poi io ci ho messo del mio (almeno spero!), ma la base deriva da quell’esperienza e per questo sarò sempre riconoscente a tutti coloro da cui ho potuto imparare come si tiene in mano una penna di montagna.

Per fortuna la tradizione torinese di pubblicazioni scialpinistiche non si è del tutto estinta: altre raccolte di itinerari sono state edite nei decenni successivi. Fra queste, spicca la famiglia della Blu Edizioni, casa editrice che fa capo a Gaspare Bona (Direttore SUCAI a cavallo fra anni ’70 e ’80). Attingendo inizialmente alle verve del monegasco Jean Charles Campana, i libri della Blu Edizioni si devono anche all’abile penna di Renzo Barbiè, che vanta esperienze alpinistiche con la Scuola Gervasutti, ma che sul piano scialpinistico è un sucaino di adozione, vista l’intensa frequentazione con molti di noi. La collezione della Blu edizione è completata da un testo di Marco Maffeis, dedicato alla Valsesia e al gruppo del Monte Rosa.

Un altro sucaino, Mario Grilli, ha poi dato alle stampe in proprio la formidabile enciclopedia (in più volumi) di itinerari in sci dalle Liguri alla Valtellina.

Tuttavia, per me l’Aruga-Poma propriamente detto resta il vero benchmark di riferimento per le gite classiche, cioè per le gite di sicuro “successo”: itinerari che si snodano su terreni che paiono essere stati creati apposta per lo scialpinismo. Imparare a menadito queste pagine, conoscere di ogni itinerario i suoi dati salienti (sviluppo sul terreno, dislivello, esposizione, difficoltà, stagione adatta, ecc.) significa costruirsi in testa una banca-dati da cui è possibile pescare, per un’immediata scelta, l’obiettivo coerente con la “fotografia” niveometeorologica del momento.

Purtroppo i libri citati (a esclusione di quelli della Blu Edizione) sono esauriti da tempo. Tuttavia sono disponibili presso la Biblioteca Nazionale del CAI al Monte dei Cappuccini, dove è possibile consultarli e fotocopiare le relazioni di interesse. Su richiesta la Biblioteca spedisce via mail la copia (in formato pdf) delle pagine di interesse.

Per un torinese appassionato di montagna, una capatina alla Biblioteca è d’obbligo e forse anche più di una sola capatina. Si viene sempre accolti dal sorriso e dalla competenza di Alessandra Ravelli, erede di una celebre dinastia di alpinisti e scialpinisti torinesi (l’avo Pipi Ravelli fece parte, come ci ricordano Bersezio e Tirone nel libro scialpinistico sul Gran Paradiso, del gruppetto che realizzò il primo Raid del gruppo nel giugno de 1932) e di Consolata Tizzani, figlia di Franco Tizzani, indimenticabile istruttore SUCAI degli anni ’60-’70 e autore di numerosi articoli di pregio apparsi sulla Rivista Mensile del CAI e sulle pubblicazioni del CAI Torino.

Le salite al Monte dei Cappuccini dovrebbero quindi andare “oltre” la piacevolissima cena con gli amici nel ristorante del CAI, perché, oscillando sistematicamente fra Biblioteca e domeniche operative, si possa davvero concretizzare quell’insegnamento che da tempo ci ha indicato Massimo Mila (andare in montagna è fondere insieme pensiero e azione), che – a pensarci bene – è il vero “succo” della passione per le vette.

Tutte le foto panoramiche sono di proprietà dell'Autore, Carlo Crovella


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