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Magia del Monte Bianco

di Luciano Ratto

Monte Bianco: 4810 metri di altitudine, e migliaia di libri, saggi, guide, articoli, filmati, notizie che lo riguardano, continuamente. Da cosa deriva questo suo fascino che attanaglia sia chi lo scorge per la prima volta, magari anche solo da lontano, e sia chi ne ha percorso in salita e/o in discesa diversi itinerari ed ambirebbe a percorrerne altri?
Leggiamo come lo presenta e, di fronte ad esso, come manifesta la meraviglia di chi di montagna se ne intende, Stefano Ardito, nel suo bel libro intitolato appunto “Monte Bianco”:
“Nel cuore del vecchio continente si alza uno dei monumenti naturali più spettacolari d’Europa, la montagna più alta, più selvaggia, più impressionante, e la più bella di tutte…”.

E’ perciò naturale che, con questa presentazione, si rivolgesse a questa montagna l’interesse del giovane scienziato Horace Bènèdict De Saussure, che, nella metà del’700, giunto a piedi a Chamonix Da Ginevra, vedendolo per la prima volta fu colpito da un vero e proprio “coup de foudre”, rimanendone ammaliato tanto da proporsi di essere il primo a salire sulla vetta di quel monte che, allora, a causa delle leggende che aleggiavano su di esso, era chiamato Mont “Maudit”. Il racconto affascinante dei vari tentativi che si protrassero, per merito di De Saussure, per ben 26 anni, e che si conclusi con il successo, non di De Saussure   ma di un giovane medico di Chamonix, Gabriel Paccard e di un montanaro Jacques Balmat si può leggere nell’articolo “Michel Gabriel Paccard, un “quasi torinese” per primo sulla vetta del Bianco” in “Scandere 1997/99” del Cai Torino.

Il Monte Bianco visto dal Grepon (foto dell'Autore)

Da allora il Monte Bianco ha continuato a tener banco in ogni settore della vita di montagna e non solo in ambito alpinistico ma anche in ambito scientifico, letterario, turistico, giornalistico, politico, e perfino commerciale, in innumerevoli libri, articoli, cronache, saggi, filmati, discussioni, diatribe, a   volte con errori, inesattezze, malintesi. Eccone un veloce sommario:
 
1 - Questione dei confini: per ben 150 anni la Francia ha acquisito nel proprio territorio la cima del Monte Bianco a discapito del territorio italiano. Ma, in questi ultimi tempi, questo argomento è stato definitivamente superato per merito dei coniugi Laura e Giorgio Aliprandi, massimi esperti in materia, i quali hanno dichiarato che
 “… la cima del Monte Bianco è italo-francese e così deve risultare anche sulla cartografia ufficiale della Francia”. (Vedere su “Tutti i 4000”, a pagina 150-159, alcuni articoli al riguardo).

2 - Questione del “tetto d’Europa”: da molti anni , su libri, saggi, articoli ecc, si   leggeva, e, in occasione di conferenze si sosteneva, con solida convinzione,  che il Monte Bianco, con i suoi 4810 metri, fosse “Il Tetto d’Europa”, ma il Club 4000, con l’avallo dei  Coniugi Aliprandi, sul sito www.club4000.it ha ripetutamente precisato che questo primato spetta al monte Elbrus nel Caucaso che, con i suoi 5642 metri, supera il Monte Bianco di 832 metri. Il che significa che il “povero” Monte Bianco può e deve accontentarsi di essere “solo” la vetta più alta delle Alpi, il “Re delle Alpi”, e non più il “Re d’Europa”.
Il dibattito su questo primato è stato aperto, a cavallo degli anni ottanta del secolo scorso, dagli alpinisti e imprenditori americani Richard “Dick”Bass e Frank Wells. Richard Bass, (1937-2006) è stato un grande giocatore di football ed appassionato alpinista (aveva fondato nel 1971 lo “Snowbird Ski Resort]”). Nel 1981 concepì, assieme all'allora capo della Warner Bros. e successivamente capo della Disney, Frank Wells, l'idea di scalare le montagne più alte di ogni continente.  (“the seven summit”). La locuzione “seven summit” (sette cime o sette vertici) indica le montagne più alte di ognuno dei sette continenti della terra. Nel mondo alpinistico salire tutte e sette le cime dei Seven Summits è considerato un importante traguardo alpinistico.

Ovviamente il Monte Bianco era allora considerato la montagna più alta d’ Europa, e perciò Bass e Well si chiesero quale potesse essere al primo posto tra il Monte Bianco e l' Elbrus. Contattarono un gruppo di geografi i quali, al termine di un approfondito studio, stabilirono che la vetta più alta d' Europa si trovava proprio nel Caucaso. E per confortare il loro responso segnalarono che i ghiacciai dell'Elbrus si affacciano verso nord e quindi in Europa.
I due decisero di dedicare un anno della loro vita a questa impresa e, nell'anno previsto, il 1983, scalarono, per la cronaca,  sei delle sette cime nell'ordine: Aconcagua a gennaio, Denali a luglio, Kilimanjaro ed Elbrus a settembre, Vinson a novembre e il Monte Kosciuszko a dicembre. Seguirono poi tre tentativi, non riusciti, di scalare l’Everest, ultima cima dell'elenco, al termine dei quali però Wells rinunciò all'impresa, mentre Bass proseguì nell'intento, e coronò il suo sogno il 30 aprile 1985. Per inciso, all'epoca stabilì anche il record di alpinista più anziano (55 anni) ad aver raggiunto la vetta più alta del mondo, record che ha resistito fino al 1994. Tentò successivamente di riprendersi il record nel 2003, ma senza riuscirvi.
Il Monte Elbrus, che significa “picchi gemelli” per la presenza di due cime quasi uguali per altezza, (l’orientale di 5621 metri e l’occidentale di 5642 metri), o anche “cima conica” per la sua origine vulcanica, è una delle sette meraviglie  naturali di cui il popolo russo può vantarsi, nonché la cima più elevata dell'intero Stato, ed è situato pressappoco nella parte centrale dei monti del Caucaso.

Il nostro monarca fu così detronizzato con grave smacco per chi era fermamente convinto dell’altezza superiore del Bianco rispetto all’Elbrus.

Il Monte Bianco visto dal Dente del Gigante (foto dell'Autore)

Ma non c’è mai fine al peggio, ed ecco perciò che due dispettosi e maligni giornalisti francesi, Philippe Cortay e Pierre Pinacoli, mossi da una lettera sull’Elbrus che avevo inviato a La Stampa, e di un’altra lettera inviata successivamente, segnalarono in seguito in aggiunta all’Elbrus altre due vette più alte del Bianco, che così scivolava dal 1°al 4° posto (una disfatta!).
Non basta perché questi due sadici personaggi, sfrugugliando tra i picchi dei cosacchi scoprirono altre due vette più alte del Monte Bianco.
Pertanto abbiamo ora, in conclusione, ben sei vette di altezza superiore al Monte Bianco; eccole, in ordine di altezza:

- Elbrus, 5642 m
- Dykh-Tau, 5205 m
- ShKara 5193 m    
- Kochtan Taou, 5151 m
- Djanghi-Taou, 5051 m
- Gistola, 4860 m

il che non è più solo un bruciante smacco difficile da sopportare, ma una vera e propria débậcle che precipita inesorabilmente nella profonda disperazione i più accesi partigiani del Bianco.  Ma bisogna farsene una ragione: la geografia non è un’opinione. E lo “zar” Putin sarà felicissimo che la grande Russia primeggi anche in questo campo. Ad onor del vero, successivamente nel Caucaso, oltre alle sei vette di cui sopra, ne ho scovato altre cinque,  con altezza superiore alla fatidica quota dei 4810 metri, ma mi astengo dall’infierire oltre sadicamente su questo tema.
Questa triste notizia, che per restare in linea con l’andazzo attuale, si sperava fosse solo una delle tante banali fake-news, è stata volutamente tenuta nascosta in questi ultimi anni per carità di patria, onde evitare suicidi o infarti tra i fans del Bianco, restii a disconoscere dogmi consolidati. Ma, prima o poi, la verità viene a galla, ed oggi possiamo rivelare che era stata pubblicata su “Le Dauphiné Liberé” del 25 agosto 2015, con il titolo “Le toit de l’Europe sera-t-il relégué au rang de simple “appentis”?”.

E’ da gustare, in questo perfido titolo, lo spassoso sfottò con cui si contrappone il glorioso tetto (“toit”) d’Europa, di ieri con la misera tettoia (“appentis”), di oggi.
Cose da strapparsi i capelli: ma come: il Monte Bianco crolla dai primo al settimo posto? Sic transit gloria mundi: dalle stelle alle stalle!

3 - Monte Banco /Mont Blanc: se il “Re delle Alpi”. Ex “d’Europa”, in lingua italiana si scrive Monte Bianco e in lingua francese Mont Blanc, non v’è nessun plausibile motivo di utilizzare questa seconda denominazione anche in Italia, se non per provinciale esterofilia. Eppure, pochi anni fa, addirittura una ineffabile sindachessa di Courmayeur ha avuto la bella ed inspiegabile idea di cambiare il nome del Comune da lei amministrato dal tradizionale “Courmayeur” in “Courmayeur-Mont Blanc”. Ciò per l’unico puerile tentativo di scimmiottare il Comune sull'opposto versante del Bianco, in Savoia, che in origine si chiamava Chamonix, e poi, illo tempore, mutò il nome in “Chamonix-Mont-Blanc”, e ciò – disse la sindachessa – al fine di dare a quell'abitato, dominato da quella che era considerata la montagna più alta d'Europa, maggior visibilità dal punto di vista turistico, “un valore aggiunto di primaria importanza”: facezie.
Restava da chiedersi se era corretto, dal punto di vista storico-culturale, tale modifica, o se invece vi erano solo ragioni commerciali. Il nome di Courmayeur è sempre stato quello, salvo il toponimo “Cormaiore” in epoca sabauda (si vedano le antiche carte), ripreso poi durante il ventennio fascista.

Ora, che un rappresentante dello Stato “Italiano” dimentichi, da un giorno all’altro, che Courmayeur è in Italia e che semmai, sciocchezza per sciocchezza, sarebbe stato più corretta la denominazione “Courmayeur-Monte Bianco”, è davvero gravissimo. Fortunatamente questa proposta bislacca e estravagante è clamorosamente fallita perché, il 1° giugno 2014, non è stato raggiunto il quorum per render valido un referendum al riguardo. I cittadini si sono mostrati più intelligenti della sindachessa che (fortunatamente) ha cambiato mestiere.
Purtroppo però questa incomprensibile tendenza ad abbinare “Mont Blanc” ad altre iniziative ha interessato molti ambienti: sportivi, commerciali, e perfino culturali; ad esempio, (e questo è incomprensibile) la “Fondazione Courmayeur-Mont Blanc”, che tradisce la propria difesa della toponomastica italiana. Senza contare che l’aggiunta di “Mont Blanc" al proprio nome è del tutto fuori luogo cosa c’entra il Monte Bianco con una fondazione che sarebbe meglio che si denominasse, tout-court semplicemente “Fondazione culturale Courmayeur”?

Il Monte Bianco visto dalla Cresta dei Cosmiques (foto dell'Autore)

4 - Monte Bianco politicizzato: cosa c’entra la politica con il Monte Bianco? Credevo niente ed invece ecco come la si è fatta entrare:
a) Questa  è una vera e propria “chicca”: nella letteratura francese dell’epoca fascista (1935), il Monte Bianco di Courmayeur che è in territorio italiano, e che può essere definito un “Piccolo Monte Bianco”, fu denominato “Mont Blanc-Mussolini”. Perché dedicare a Mussolini solo il “piccolo Monte Bianco di Courmayeur”? Forse perché il “Grande Mont Blanc” era già stato prenotato per il “grande” Charles De Gaulle?
b) Il 21 agosto 2018 c’è stato un tentativo da parte di alcuni lettoni di issare sulla vetta del Bianco, per celebrare il centenario della prima dichiarazione di indipendenza della Lettonia, un pennone di 5 metri che avrebbe dovuto sorreggere una bandiera t bianco-rossa lunga 10 metri,  ma l’impresa è stata vietata dal il sindaco di Saint Gervais, Jean-Marc Peillex, che ha dichiarato:… “considerato il rischio di questa spedizione ho chiesto alla gendarmeria di intervenire e sequestrare il materiale”. Però il gruppo di alpinisti lettoni non si è data pace ha annunciato che tenterà ugualmente di raggiungere in seguito0 la vetta, ma senza bandiera.

5 - Attrazione letale: nella storia dell’alpinismo, quale montagna può stare a confronto con il Monte Bianco, che è stato ed è tuttora un vero e proprio “playground”, per dirla con gli inglesi, che furono tra i primi ad esercitarsi in gare, assieme a tutti i più grandi alpinisti della storia e che hanno scritto migliaia di pagine sulle loro straordinarie imprese? Quante sfide, quanti primati, quanti record sulle sue centinaia di vette tra cui 31 quattromila dell’elenco ufficiale dell’”UIAA” (Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche).
C’è però anche il rovescio della medaglia: quante vittime su questo enorme gruppo montuoso così frequentato: si calcola che, d’estate, ogni giorno, da 300 a 500 alpinisti tentino la scalata del Monte Bianco, e di conseguenza si registrano frequenti incidenti: dall’inizio di maggio al ferragosto 2018 si sono registrati 14 morti, 17 nel periodo giugno-ottobre 2017, molti dei quali  sulla cosiddetta “via normale francese” del Goûter: si veda nel sito www.club4000.it)  il dossier “ Lo scandalo del canalone del Goûter”, da cui si apprende che, tra il 1990 e il 2011, sono stati registrati 291 alpinisti soccorsi in 254 incidenti che hanno causato 74  morti e 180 feriti:  12 all'anno in media,  di cui 4 morti e 8 feriti!.
 Nonostante forti variazioni tra gli anni, il numero delle vittime è stabile sul lungo termine con un leggero aumento nell’ultimo decennio. E in tutti gli anni precedenti quante sono state le vittime?: qualcuno ne ha tenuto il tragico conto? Le statistiche al riguardo non sono complete e attendibili.

E’ questo un vero e proprio bollettino di guerra. In nessuna località del mondo ed in nessun gruppo montuoso, compresi i territori degli 8000, si è mai registrato, non occasionalmente, ma sistematicamente, regolarmente, puntualmente ogni anno, una serie di incidenti con morti e feriti come in questi pochi metri di canalone. E ciò, sorprendentemente, sotto gli occhi di tutti, nella massima indifferenza delle autorità amministrative della regione, del mondo della montagna, dell’opinione pubblica e dei media. Ormai queste morti “non fanno più notizia” se non nella cronaca spicciola dei quotidiani locali e perciò sono considerati alla stregua di incidenti stradali di poco conto.
Senza esagerazioni, questo è uno scandalo che dovrebbe essere denunciato sul piano internazionale con grande evidenza perché non riguarda solo il mondo dell'alpinismo, e che si presta a proporre severe riflessioni d'ordine etico a chi è responsabile di questo stato di cose.
Sappiamo bene il motivo di questi incidenti e ogni volta che se ne verifica uno c’è sempre un “gufo” che lo ripete: cattive condizioni meteo, pericoli obiettivi (frane, valanghe, ponti di neve che crollano, ecc.), ma soprattutto impreparazione e incapacità degli alpinisti. Ed ecco i titoli dei giornali: “Turisti spericolati all’assalto delle vette”, “Troppi morti. Dobbiamo prendere provvedimenti”, ,ecc, dopo di che i provvedimenti consistono in : adozione di numeri chiusi, consigli di affidarsi a  guide alpine, moniti, manifesti, avvisi, blocchi, cartelli. Tutto ciò con esiti scoraggianti. Il Club 4000, crede piuttosto nel lavoro di educazione, informazione, che potrebbero, anzi dovrebbero fare i vari club alpini e le scuole di arrampicate, e all’uopo ha proposto un documento di raccomandazioni intitolato “Alta montagna in sicurezza” che si può consultare nel sito del Club 4000, rubrica “Forum-Opinioni e dibattiti” .

6 - Monte Bianco come icona: come evitare che la (un tempo) “vetta più alta d’Europa”ed ora “delle Alpi” possa essere considerata un simbolo, un logo, un riferimento pubblicitario o una testimonianza da affiancare ai prodotti più diversi? e perciò, ecco alcuni tra i molti abbinamenti che si possono vedere in Valle d’Aosta, e non solo:
- il vino “Blanc du Mont Blanc”, prodotto con le vigne più alte d’Europa, a 1200 metri, nel comune di Morgex, ottimo vino che si può bere magari accompagnandolo al dolce “Monte Bianco” (questa volta scritto in italiano) che con lo zucchero velo che lo ricopre ed evoca idealmente il nostro amato monte onnipresente: ma  cosa centra il vino col Monte Bianco?
- la mirabolante “SkyWay Monte Bianco”, che è senza dubbio non solo uno stravagante slogan ma anche un azzardo in quanto viene presentata come “La Funivia più alta d’Europa”, che porta da Courmayeur sulla Punta Helbronner, a quota 3452 metri, “nona meraviglia del mondo” realizzata tra il 1948 ed il 1958. La definizione è una inesattezza, per questi motivi:
> innanzitutto, non si capisce questa stramba commistione anglo- italiana del titolo,
> in secondo luogo il Monte Bianco (meno male che si è evitato il “Mont Blanc”) non c’entra per nulla, se non per il panorama,
> in terzo luogo è una vera e propria inesattezza scrivere che è “la più alta d’Europa”, perché la vicina funivia che sale da Chamonix alla Aiguille du Midi porta a quota 3842 mentre quella che da Zermatt sale al Piccolo Cervino porta a  3833 metri.
- la corsa in salita “UYN Courmayeur Mont Blanc Skyrace “, davvero un bel titolone, non c’è che dire e, soprattutto, chiarissimo. Non era sufficiente intitolarla “Corsa in salita Courmayeur- Punta Helbronner” ?
- ecc, ecc

La Cresta dell'Innominata (foto dell'Autore)

7 - Il  gioco del Monte Bianc: nel mese di maggio 2018, il Museo Nazionale della Montagna di Torino ha dedicato una mostra al medico inglese Albert Richard Smith, che, nel 1851, scalò il Monte Bianco, e, in questa occasione  presentò un gioco, venduto dal Museo e anche dalle edicole, intitolato “Il gioco del Monte Bianco”, in origine “The New Game of the Ascent of Mont Blanc”.
Questo gioco da tavolo riproduce una delle quattro edizioni pubblicate nell’arco di circa vent’anni. Fu ideato da Albert Richard Smith (vedere il punto 8) come ricordo del suo spettacolo, messo in scena all’”Egyptian Hall “ di Londra.
Il gioco, tipo gioco dell’oca, è un percorso, che tra ostacoli e imprevisti, parte da Londra e arriva fino alla cima del Monte Bianco.
Perciò ora sappiamo che non è più necessario faticare per scalare le montagne: basta un gioco come questo, per provare l’emozione di salire su ogni montagna: perché nessuno ci ha ancora pensato? Si risolverebbe per altro, senza muoverci da casa, il problema degli incidenti in montagna.

Viene subito una formidabile idea: siamo nell’era della digitalizzazione di tutto ed allora perché, dopo lo strepitoso successo del gioco del Bianco del secolo scorso, non si lanciano oggi altri giochi (alias e-book) dedicati a scalate virtuali, per esempio, al Cervino, all’Eiger, alle Torri del Vajolet, alla Marmolada, ecc per non parlare dell’Everest e del K2? Potrebbe essere una sorta di moderno alpinismo 4.0 che sostituisce il tavolo del salotto al terreno montano.

8 - Mont-Blanc Mania: il sopra citato medico, scrittore e soprattutto showman inglese Albert Richard Smith,  dopo aver partecipato nel 1851 alla quarantesima salita del Monte Bianco, in due giorni, in compagnia di tre amici, sedici guide e diciotto portatori (alla faccia della solitudine di Paccard e Balmat ,i primi salitori), descrisse la propria esperienza allestendo all’Egyptian Hall di Piccadilly  grandiose conferenze-spettacolo intitolate “Mr. Albert Smith’s Ascent of Mont Blanc”, con memorabili messe in scena.
Smith fu uno dei personaggi più popolari nella Londra dell’epoca vittoriana. Nelle sue affollate conferenze offrì alla società inglese la possibilità di vivere il sogno esotico delle altezze alpine. Fu inoltre il primo a intuire le potenzialità del merchandising nel senso moderno del termine, utilizzandolo nel modo più spregiudicato.
Attraverso diorami, giochi di luce, canzoni, narrazioni e imitazioni, offriva agli spettatori la sensazione di essere loro stessi a scalare la cima. Seguendo un’ardita politica di marketing, produceva una grande varietà di gadget collegati all’evento. In tempi in cui nessuno aveva mai osato mercificare le proprie avventure in montagna, arrivò addirittura ad allestire un vero e proprio negozio di souvenir per la vendita, tra le altre cose, di slittini, bastoni alpini e corna di camoscio.

La risposta popolare fu entusiastica, una vera e propria manifestazione di follia collettiva, tanto che "The Times" arrivò a parlare di "Mont Blanc Mania": folle di visitatori inglesi, impazzite di curiosità per quel singolare mondo, si riversano nella Valle di Chamonix alla ricerca di quel paradiso terrestre, stupendo e terribile, a sole 24 ore di treno dalla stazione di Londra. Quando nel 1857 a Londra venne fondato l'Alpine Club, le Alpi erano ormai qualcosa di familiare per molte persone anche grazie a Smith, che venne invitato a diventarne socio. Albert Smith morì nel 1860, a soli 44 anni: la sua presenza sulle scene d'oltre Manica è durata pochi anni, ma è difficile considerarla al pari di una meteora.
Estintasi la "Mont Blanc Mania", rimase la passione per la montagna, l'esotico e l'esplorazione, alimentata da importanti imprese ben oltre le Alpi. Per scalare vette impervie e percorrere lunghi ghiacciai senza muoversi da casa, come aveva insegnato Smith, sono però ormai sufficienti giochi da tavolo, fotografie e più tardi pellicole cinematografiche.

Quando oggi leggiamo di folle di alpinisti che si avventurano in alta quota, sovente impreparati e non allenati, tanto da indurre autorità e guide alpine a proporre fantasiose ed inapplicabili proposte per dissuaderli, scoraggiali, fermarli (manifesti,   numeri chiusi, prenotazioni, ecc.,) viene  da chiedersi se questa “Mont Blanc Mania” sia tornata di moda ai giorni nostri, o se non sia mai tramontata. Ed allora ecco titoli sui giornali come questi: ”Turisti spericolati all’assalto delle vette”, e perciò “Incidenti sempre più frequenti”, ecc.

Conclusione: tutte queste considerazioni, in positivo ed in negativo, ricche di luci e di ombre, sul e intorno al Monte Bianco, non toccano minimamente l’irresistibile attrazione di questa montagna che non ci stancheremo mai di ammirare e frequentare. Per noi è “Il Monte Bianco” e basta: magari non sarà più la vetta più alta d’Europa, ma “solo” delle Alpi, con grande disappunto dei suoi amatori, ma è, e sarà sempre – per dirla con Ardito - la più alta, più selvaggia, più impressionante, e la più bella di tutte…”. E per chiudere la nostra carrellata, leggiamo anche, cosa ha scritto un altro suo amante, il grande Gaston Rebuffat:
“Da qualunque punto lo si osservi, il Monte Bianco appare una creazione ogni volta nuova e affascinante. Quante volte – certamente più di mille – ho atteso questo incontro? Ci si avvicina a Sallanches e più su, dal Pont Sainte-Marie, oppure dal Col des Montets e si sa con esattezza che a quel tornante della strada lo si vedrà. Si è preparati a questo. Ce l’aspettiamo. Sappiamo persino, secondo l’ora, quale sarà il suo aspetto, dove saranno le ombre, quali i colori. Il paesaggio è in noi sotto tutti i punti di vista. Con gioia, semplicemente, stiamo per ritrovarlo. È là: ma è sempre un’altra cosa, è così bello, così grande che ogni volta tutto è daccapo; è stato appena creato, ci appare straordinario. E’ una rivelazione, un’impressione subitanea, l’emozione della scoperta, della sorpresa.“.

La vetta (foto dell'Autore)

E così concludiamo il nostro scritto, iniziato con la meraviglia di Ardito e terminato con la continua sorpresa e scoperta di Rebuffat.
Insomma, secondo Walter Bonatti questa, è la “Magia del Monte Bianco”, la più alta tra le 82 vette dell’elenco ufficiale dei 4000 metri.

Questo articolo è un piccolo omaggio agli amici in occasione del 25° anniversario del Club 4000.

www.club4000.it


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