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Congresso straordinario per l'Alpinismo Giovanile LPV

di Luciano Garrone *

Sabato 12 maggio 2017 si è svolto a Torino presso la sede del CAI Uget un congresso straordinario dell'OTTO LPV per fare chiarezza sulle ragioni che stanno a monte dell'atto 2/2018 del Comitato di Indirizzo e Controllo che tante proteste ha suscitato all'interno del mondo dell'Alpinismo Giovanile, ridimensionando in modo sensibile le attività autorizzate.
Nel documento si ribadisce la centralità del Progetto Educativo che vediamo ora in alcune parti essenziali:
- Il giovane è il protagonista delle attività che non possono prescindere da una dimensione educativa.
- L'accompagnatore è lo strumento tramite il quale si realizza il progetto.
- Sono identificate tre fasce di età: 8-11, 11-14 e 14-17
- Nelle attività previste, dove si considera prevalente l'escursionismo, si specifica che ad esso va affiancata la speleologia, lo sci, le arrampicate e altre specialità anche con l'ausilio di attrezzi specifici, supportate ove necessario da esperti nelle relative discipline.

Il 2/2018, peraltro immediatamente esecutivo, non tiene in alcuna considerazione la ripartizione delle fasce di età ma pone il limite dei 15 anni per qualunque specialità che comporti l'uso di corde o attrezzatura specifica, bloccando di fatto tutta l'attività dei corsi in vigore.
Risulta difficile comprendere le ragioni per cui un ragazzo di quattordici anni iscritto ad un corso di terza fascia dovrebbe restare a casa o osservare dal basso gli amici con un anno in più mentre arrampicano in falesia...
Il documento ridimensiona notevolmente la figura dell'accompagnatore di AG svuotandolo da ogni competenza tecnica che esuli dall'escursionismo e subordinando inoltre le altre attività alla presenza di istruttori titolati nel settore specifico. La collaborazione con esperti di altre discipline, come previsto nel Progetto Educativo, è da sempre un elemento fondamentale nella organizzazione delle attività e, oltre che a migliorare il livello generale di sicurezza delle uscite, fornisce anche un contributo importante nell'arricchimento del bagaglio tecnico degli accompagnatori. Ogni anno, a titolo di esempio, svolgiamo l'attività in grotta con la collaborazione di istruttori speleo, ma la necessità di specialisti anche per le attività più semplici che vengono normalmente gestite in autonomia, crea grossi problemi nel ridefinire calendari sempre troppo affollati per i pochi accompagnatori ed istruttori che si rendono disponibili.

Il presidente del CAI Vincenzo Torti cita in un articolo apparso su Montagne 360 "manifestazioni di insofferenza" e le reazioni contrarie dal mondo degli accompagnatori che vengono accusati di "non consentita autoreferenzialità".
Senza entrare nel merito delle singole posizioni, cerchiamo di capire che cosa è successo.

L'atto 2/2018 è comparso all'improvviso, con effetto immediato ed ha impattato in modo pesante sull'attività in corso. Gli accompagnatori fanno una grossa fatica a comprendere le ragioni per cui disposizioni che cambiano completamente le regole non potessero attendere la conclusione dei corsi avviati e già autorizzati con le precedenti normative. Gli OTTO, dopo un tavolo di lavoro organizzato da AG LPV a cui hanno presenziato Marche-Umbria, TER, Sicilia, Campania, Lazio, LOM, VFG con delega Trentino, con la sola eccezione di AG LOM, hanno presentato un documento congiunto in cui si dichiarano contrari all'atto.
Al Congresso Straordinario LPV di Torino erano presenti il Vicepresidente Generale Lorella Franceschini ed una rappresentanza della Commissione Centrale di Indirizzo e Controllo che hanno motivato l'atto con la necessità di sanare i seguenti punti di criticità nell'Alpinismo Giovanile:

1. Non congruità del livello di preparazione degli Accompagnatori di AG con l'attività sul territorio.
2. Assenza di dialogo tra Scuola Centrale di Alpinismo Giovanile (SCAG) e Commissione Centrale di Alpinismo Giovanile (CCAG)
3. Mancata crescita del numero di Accompagnatori Nazionali di AG negli ultimi dieci anni in rapporto alle altre specialità.
Nessuno può avere posizioni contrarie ad una verifica dei piani formativi degli accompagnatori e ben venga l'apertura di un tavolo di discussione in proposito. Un miglioramento nel livello di preparazione in qualsiasi contesto non può portare altro che benefici, ma qualunque cambiamento dovrebbe coinvolgere le Scuole di AG e prendere in considerazione la posizione della maggioranza degli OTTO, come invece sembra non sia avvenuto.

I componenti delle scuole di AG, sia a livello centrale che a livello di OTTO sono tutti competenti sotto l'aspetto tecnico e hanno negli anni costituito un organico di formatori perfettamente in grado di supportare l'attività in corso. Alcuni di essi nel 2013 hanno partecipato alla spedizione alpinistica di AG sul Monte Ararat, approvata e finanziata dal CAI Centrale. Si tratta spesso di titolati di AG che sono al contempo istruttori di Alpinismo, Arrampicata o Scialpinismo, oppure ricoprono ruoli chiave all'interno del Soccorso Alpino e negli aggiornamenti annuali per gli accompagnatori non mancano mai di trasferire le novità tecniche o normative emerse nell'ambito delle singole discipline. Il punto di forza consiste però nell'esperienza pratica dell'attività di AG sul territorio, poiché le procedure utilizzate nelle attività con gli adulti non sempre sono idonee ad accompagnare i minori, che in alcuni casi richiedono manovre specifiche. Se occorre ridefinire ruoli o livelli di preparazione non ritengo plausibile non tenere conto della loro esperienza.

La mancata crescita del numero di accompagnatori di AG rispetto ad altre specialità è legata al fatto che non è facile fare attività con i ragazzi. Occorrono competenze di base in molte discipline completamente diverse tra di loro unite alla capacità di saper interagire in modo appropriato con gli "aquilotti". Le uscite sono complesse da gestire sotto gli aspetti logistici, richiedono attenzione continua e grande carico di responsabilità. Occuparsi di minori a volte poco educati non è per nulla semplice e per la maggior parte delle persone è certamente meno gratificante del gestire un gruppo di allievi che pendono dalle labbra dell'istruttore.

In dieci anni di attività di AAG il più grande riconoscimento che ho ottenuto è stato il fiore che mi ha regalato la piccola Frida per essere stato con lei per tutta la giornata per la difficoltà a mantenere il passo degli altri bimbi più grandi. Per il sottoscritto ha un valore immenso e non lo cambierei mai con la mia fotografia sui giornali o una via di arrampicata intitolata a mio nome. Nel mondo dell'AG siamo abituati a porre al centro dei nostri obiettivi un percorso di crescita che non può però prescindere dalla graduale conoscenza dell'ambiente montano e delle principali discipline presenti nel CAI poiché occorre trasmettere fin dalle prime uscite la cultura della sicurezza. Insegnare che non ci si arrampica sui sassi senza protezioni come se fosse un gioco qualsiasi ma che occorre utilizzare un certo tipo di materiali nel modo corretto e che è necessaria la presenza di un accompagnatore per poterlo fare rientra in un percorso formativo che è parte integrante della cultura del mondo AG. Lo studio delle manovre di corda e del movimento volto a migliorare le capacità prestazionali di un allievo rientra invece negli scopi di una scuola di specialità a cui potrà iscriversi al raggiungimento del 16° anno. Svuotare di ogni contenuto tecnico al di fuori dell'escursionismo le prime due fasce di età, che comprendono mediamente il 70/80% degli iscritti ai nostri corsi, significa limitare l'attività ad una singola specialità in contrasto ai dettami del Progetto Educativo e depauperare i simboli stessi del CAI dei loro profondi significati.

L'aquila è il simbolo dell'elevazione spirituale, del bisogno di staccarsi dalla quotidianità per abbracciare orizzonti più vasti.
Il binocolo serve a fornire maggiore enfasi al messaggio precedente ed implica la necessità dello studio e dell'osservazione dell'ambiente per ampliare la propria conoscenza.
La piccozza rappresenta gli strumenti che permettono di procedere in sicurezza specifici dell'ambiente montano.
La corda non solo rafforza l'elemento precedente, ma ricorda il legame che si forma tra chi condivide un ideale.
Nell'Alpinismo Giovanile il simbolo più importante è quello che troviamo sulle giacche degli accompagnatori:
Lo stambecco precede il cucciolo sulla vetta perché per quest'ultimo è punto di riferimento. Valuta i pericoli del percorso e gli mostra la via corretta, stando a monte perche è il posto da cui è maggiormente in grado di fornire aiuto se diventasse necessario, ma soprattutto cammina insieme a lui.

Dobbiamo sostituire questo simbolo con un'altalena che richiami un parco giochi?

* Accompagnatore di Alpinismo Giovanile

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