Piero Ghiglione, emulo di Phileas Fogg
Museo Nazionale della Montagna
Tutto ha inizio la notte di San Silvestro del 1912. Scoppia una discussione con alcuni colleghi tedeschi. Il discorso cade sulla montagna e Ghiglione, che non ha ancora trent’anni, annuncia il suo progetto: salire sulla vetta del Monte Kasbek nel Caucaso e tornare a Berlino in soli venti giorni.
«Enmoglich!», impossibile, replicano i colleghi ridendo. «Was fur eine Prahlerei», che fanfaronata! Ghiglione divampa di rabbia e propone la scommessa. Gli altri accettano. Se riesce, gli verrà rimborsata la metà delle spese, ma se tarda di solo un’ora dovrà saldare il conto di tutta l’avventura nel Caucaso.
L’ingegnere parte. Trova a Vladikavkaz due alpinisti disposti a fargli compagnia: un olandese alto due metri (e lui passa sì e no il metro e cinquanta) e un russo, certo Luciov. In vetta arrivano con una bufera infernale dopo varie vicissitudini, compreso l’incontro ravvicinato con un orso. Sicuro della vittoria, l’ingegnere festeggia con un tchai gigante messo a bollire nel gran samovar.

Piero Ghiglione sulla vetta del Kasbek (5040 m.), Caucaso, agosto 1913.
Ma la passione per la fotografia per poco non gli è fatale. A Yalta lo arrestano perché ha puntato l’obiettivo sulla villa degli Zar. Come sospetta spia lo mettono poi al fresco a Odessa dove ritrae un “tipico” poliziotto. Se la cava con due mezze giornate di guardina e una lauta mancia, e a Berlino arriva pochi minuti prima che scada il termine fissato...
Per l’articolo completo richiedi il Giornale di mostra al Museo Nazionale della Montagna o presso la Segreteria CAI Torino in Via Barbaroux 1
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