Adam Ondra, Greenspit e il Nuovo Mattino
di Andrea Giorda - Caai - Alpine Club UK
"Ciao sono Adam Ondra, lunedi andiamo a provare Greenspit, ci andrebbe super bene se tu ci raccontassi la storia della Valle" questo in sintesi il messaggio ricevuto sul mio telefono, il dubbio di uno scherzo era lecito.
Ci diamo appuntamento al Bar del Caseificio di Rosone in Valle Orco e puntuale arriva Adam con un altro grande campione, Marcello Bombardi. I due si conoscono fin da piccoli, perché hanno frequentato lo stesso mondo delle gare.
Il clima è cordialissimo e rilassato, la Film Crew come la chiama Adam, impone però tempi e modi rapidi, loro devono girare il video per gli sponsor e pubblicarlo un giorno preciso il 10 novembre(!).
Adam parla un perfetto italiano, ma per non escludere gli operatori, ci chiede di parlare tutti in inglese. Mi offro, visto le incertezze di indicare la strada più rapida per arrivare a Greenspit, ci sono andato una sola volta a vedere questa fessura strapiombante di 13 metri e con la Film Crew alle calcagna, spero di non aver sbagliato strada.

Adam, Andrea e Marcello
Il posto non è certo uno dei più belli della Valle, ma Adam da subito rimane affascinato, non rimane deluso, anzi si entusiasma come un bambino. Mettere in fila i successi nello sport e in outdoor di Adam Ondra è impossibile, e rimango stupito dalla sua eccitazione che ci coinvolge tutti. Pensavo che uno che ha scalato la Down Wall sul Capitan e tanto altro, vivesse come una routine questi eventi, l'obiettivo di Adam è di scalarla flash, ossia conoscendo i movimenti ma senza provare. Lui è particolarmente preciso e ha dichiarato recentemente che per etica non può neanche pulire le prese, le prese non vanno toccate o non è più flash.
Un 8b+ per Adam su una parete a tacche sarebbe poco più di un riscaldamento, tutto cambia per una fessura, che è come un guanto, può starti larga o stretta e lo puoi scoprire solo mettendoci le mani dentro. Greenspit poi obbliga a diversi incastri di piedi, che si possono fare in diversi modi in funzione dell’altezza e della forza.
A detta di tutti i ripetitori è molto fisica. Insomma, anche per il più forte scalatore del mondo è una prova insidiosa e la sua osservazione, mentre Bombardi la prova è maniacale.
Quando si sente pronto, la giornata è gelida ma si mette i pantaloni corti, sta un pò senza scarpe sulla roccia, I piedi sono violacei ma non patisce. Si mette delle scarpe che hanno visto molte battaglie e forse noi avremmo già cestinato, ma è evidente che il suo punto forte è altro. Si scalda appendendosi in giro, io e Marcello lo pariamo, ma visto il terreno scosceso, se viene giù finiamo tutti e tre a Rosone, ridiamo confidando nella sua proverbiale tenuta.

Marcello Bombardi prova Greenspit
Le telecamere, il drone fisso a mezz'aria, il fotografo tutto è pronto...fino a quel momento mi sembrava di essere al cazzeggio, come quando scalo con i miei amici, ma il silenzio improvviso e vedere Adam concentrato a testa bassa, che si trasformava come Clark Kent in Superman, mi ha fatto effetto.
Se sei Adam Ondra, hai le telecamere addosso, se ti scappa un piede o la fessura non è per le tue mani e ti appendi, la tua prestazione diventa banale, non più spendibile per il web. Hai un colpo solo in canna.
Tutto l'investimento di viaggi e giorni della troupe, dei contratti con gli sponsor di barrette (che paga il video) andrebbe in fumo. È banale dirlo, ma in quel momento è solo, non ha trucchi, è vestito come noi con un paio di scarpe consumate, per me fa anche freddo, l’atmosfera è umida, eppure lo vedo partire deciso, gli scappa anche un piede, deve anche provare gli incastri da appeso, ma non molla. In uscita mette male un friend che non entra e gli scivola lungo la corda, per noi attimi di ansia, decide, dopo una piccola esitazione di farne a meno, caccia due urli, riparte solido e con due bracciate spettacolari arriva in catena.
Se fosse cascato in uscita, avrebbe potuto arrivare a terra! Marcello mi dice che era pronto a correre indietro...ma comunque un solo altro friend era utile, e fiondando in strapiombo non è detto che non sarebbe uscito. La tensione si scioglie, si cala mi corre incontro e mi da il pugno e poi fa lo stesso con Marcello. Adam è un fiume, ci spiega cosa ha fatto e poi, trascinati dal suo entusiasmo, facciamo tutti e tre una foto mimando l’incastro chiave.

Si mima l'incastro chiave
Il programma della Film Crew prevede un giro per luoghi storici nella Valle, ma ormai è tardi e Adam decide di fermarsi anche il giorno successivo. Io butto li che posso, per festeggiare, preparare una pasta a casa mia a Noasca, tutti sorridenti, finalmente anche il regista Ceco, e mi allontano. Marcello rimane con Adam che vuole provare la Pura Pura, un traverso basso, molto duro che va aggiunto in continuità a Greenspit . A detta del suo ideatore, l’inglese e grande specialista di fessure, Tom Randall, il grado sale ad 8c.
Per l"annuario UP di Versantesud avevo scritto la storia di Greenspit, è curioso come a scoprirla sia stato un mio carissimo amico, Roberto Perucca, un grande sognatore che aveva iniziato a scalare con me nella Palestra del Palazzo a Vela di Torino. Era spesso ospite, nei primi anni 80, alla Baita di Sitting Bull a Ceresole. Ricordo il suo entusiasmo e la sua sorpresa quando io e Mario Ogliengo lo invitammo ad esplorare il versante destro del Sergent, da cui poi nacque, nel 1982 la nota via del Nautilus. Aveva solo 17 anni, diventò fortissimo in fessura e scalò negli anni ‘90 anche con Manlio Motto e i Fratelli Sartore.
Il nome che aveva dato Perucca è una esclamazione tipica piemontese "Orco Boia", Greenspit è il nome dato dal primo scalatore nel 2005, lo svizzero Didier Berthod che trovò alcuni spit artigianali verdi che poi levò. Berthod, dopo l'exploit, si chiuse in un convento per diverso tempo, preso da una crisi mistica.
Marcello, Adam e la Film Crew arrivano a casa mia sulla piazza di Noasca. Adam è contento di aver chiuso anche la Pura Pura al primo giro, ma mi confessa che dopo il traverso era stanco e se non fosse stato per una ottima knee bar (incastro di ginocchio) avrebbe faticato parecchio. Vorrei dire...sticazzi, ma accenno come dire ...ovvio.

Adam e Marcello in casa a Noasca
Già, ma cosa mangeranno due campioni come Marcello e Adam? Abituato ad amici che non toccano una brioche da anni per fare un 7b, sono un pò preoccupato.
Presto risolto, mangiano di tutto, il mio kg di pasta che pensavo eccessivo viene spazzolato. Adam vede la ricotta fresca e mi chiede se puó aggiungerla al ragù, sarà d’ora in poi la Pasta alla Adam Ondra, ragù e ricotta. In realtà la ricotta l’avevo presa a Rosone per mia moglie Sabrina, ma visto che le avevo dato buca per rimanere a scalare con Adam Ondra invece che con lei, era incazzata come un puma e me l’avrebbe tirata nella schiena. Adam mi confessa di preferire il vino alla birra, da un Ceco non me l’aspettavo. Infine il Vin Santo con i Torcetti, accende le discussioni.
Adam vuole vedere il mio articolo su Up di Greenspit e leggere la mia intervista a Steve Haston, é rassicurato perché Haston mi disse che la fece flash ma con alcuni friend già piazzati per un tentativo della moglie. Per cui la prima salita flash senza aiuti é la sua, di Adam.
Poi mi chiedono di raccontare un pò la storia della Valle in vista di domani, il regista ha già un programma preciso, fessura Kosterlitz e Fessura Sitting Bull.
Non é facile raccontare la storia del Nuovo Mattino, del rifiuto dell'alpinismo eroico e via dicendo. Le loro conoscenze della storia dell'alpinismo sono minime e anche quando parlo di Berhault o Edlinger vedo che non tutti mi seguono. Con pazienza e aiutato da foto e libri capisco che questa piccola rivoluzione di ormai 50 anni fa, accende il loro interesse e si appassionano e valutano che questa storia possa essere un grande scoop per il loro video.

Greenspit, incastro di piede
Diciamo che questi video su grandi difficoltà sono un pò tutti uguali, sfido a capire la differenza tra uno che scala su un 9a e uno su un 9b. Adam mi dice che proprio per quello loro ora fanno video lunghi con una trama e il Nuovo Mattino per lui è una storia fantastica.
Ad Adam dico che loro cercano posti nel mondo con i gradi più alti, questa valle ha visto il primo 8a intorno al 2000 ad opera del mio amico trentino Rolando Larcher. Non vi è nulla per lui, non è un posto da Top climber, gli suggerisco lo specchio di Itaca al Caporal liberato da Cristian Brenna, che lui conosceva perché la moglie è Ceca.
La Film Crew resta sul programma più pratico e la mattina seguente, radiosa,
andiamo alla Fessura Kosterlitz, gli faccio vedere le vie sul Sergent e la fessura du Panetton di Edlinger. Sfiga incrociamo un Guardia Parco che per fortuna conosco e mi chiede se abbiamo l'autorizzazione a fare servizi foto/video nel Gran Paradiso.
No ovviamente, panico, il Guardia Parco mi dice che rischiamo che il Parco faccia cancellare il video da YouTube. Tutto questo lavoro è anche una grande opportunità per la Valle Orco, Adam ha milioni di persone che lo seguono nel mondo, e andrebbe tutto in fumo. Devo farmi venire un'idea e ci fiondiamo dal Sindaco di Ceresole che contatta addetti del Parco e riusciamo ad avere un lasciapassare, ma sulla fessura Sitting Bull non possiamo usare il drone.

2025: Sitting Bull invasa dalle piante
Il nostro regista ha il fumo negli occhi, lo calmo e gli dico che ora possiamo andare, siamo in ritardo e lui è molto nervoso.
Arriviamo alla Baita di Sitting Bull, quella che affittavo con i miei amici nei primi anni ‘80, non riconosco nulla, ora c’e una strada e al posto della vecchia Baita dove stavamo noi c’è una casa in stile ma moderna. Ho confessato ad Adam che non ero più tornato dal 1987 perché non avevo il coraggio di rivedere quei posti e in effetti sono cambiati molto.
Mi fanno una lunga intervista a pezzi che loro poi monteranno, il regista si calma perché vede che non si perde tempo e anche grazie all’esperienza fatta nel mio vecchio lavoro, rispondo ai suoi desiderata davanti alla telecamera. Vogliono che parli in Italiano è più bello dicono e Adam traduce al volo in Ceco quello che dico al regista, che fa commenti animati che non capisco. Adam mi rassicura che va tutto bene.
Con gli ultimi raggi di sole raggiungiamo la fessura Sitting Bull, dovevamo scalarla insieme ma non c'è tempo, non ho neanche le scarpette.
Adam vuol sapere la storia. Nel 1978 Roberto Bonelli scalò come primo italiano la fessura Kosterlitz, a ruota lo seguimmo io e Gabriele Beuchod e subito nacque un’amichevole competizione per trovare la propria fessura. La Valle era deserta e con la scusa di studiare ero fisso a Ceresole nelle case dell’Azienda Elettrica dove lavorava mio padre. Nel dicembre del 1979, dalla piana davanti al Grand Hotel ho intravisto (al tempo c’erano meno piante) la parte alta di questa fessura che aveva una curiosa zeta che interpretai come una esse e chiamai Sitting Bull. Il nostro immaginario, come per altre vie della Valle (Il lungo Cammino dei Comanches) erano i film western.
Sia io che Beuchod in quella estate avevamo scalato in libera vie che sono rimaste, Gabriele l’Orecchio del Pachiderma io il Diedro Atomico. Ma entrambe quelle vie, tecnicamente, sono più delle Dulfer che delle fessure, oltre che essere più facili.
Sitting Bull era una vera fessura, scalabile solo ad incastro come quelle che vedevamo sulle foto di Yosemite. Fessure di quella difficoltà non ne erano state salite o si scalavano in artificiale con i cunei di legno o di alluminio. Nella spregiudicatezza dei vent’anni e per emulare il mio idolo californiano Chuck Pratt mi imposi di scalarla dal basso, in libera e solo con i Nut e gli Excentric.
Una follia, perché le protezioni erano poche e non adatte e solo la fortuna e l’abitudine a non cadere mi salvarono per arrivare alle piante soprastanti. Ricordo le mani gelate e insensibili nella parte alta della fessura e una sensazione di o la va o la spacca che a venti anni un po’ incoscientemente accetti.

Andrea e Adam alla base di Sitting Bull
Per Adam, Sitting Bull è poco più che una passeggiata, ma è interessato a capire l’evoluzione della scalata nella Valle e dei materiali e quando si sta sistemando i friend all’imbragatura io gli faccio vedere i miei vecchi Excentric, i friend noi non li avevamo.
Con il regista decide che la scalerà provando a metterli, ma arrivato quasi ad un terzo si arrende non riuscendo a incastrarli, ridiamo e dice che forse i nodi di corda che usano dalle sue parti sull’arenaria funzionerebbero meglio.
Arrivato in un attimo in catena mi dice in Italiano “Andrea, bellissima”, per esigenze del regista e del fotografo la scala tre volte.
Il sole è radente, il celo blu cobalto i larici gialli e lo scalatore più forte del mondo è qui con me a condividere un sogno visionario, difficile non cadere nello stupore e nell’emozione.
Negli anni’70 non esistevano i Social, la comunicazione avveniva solo su stampa, ma Sitting Bull non la vollero pubblicare perché era solo un tiro non una via! Non esistevano i monotiri…era dunque una cosa minima (sic!). Adam mi chiede che grado davamo, ora la danno 7a, noi nessuno, perché negli anni ’70 la scala delle difficoltà era ferma al sesto grado e già solo il settimo grado che proponeva Messner era osteggiato dalla maggioranza del mondo alpinistico. Ugo Manera mi ha raccontato che una sua proposta al Club Alpino Accademico di accettare il settimo grado fu sonoramente bocciata.
A pubblicare con gran risalto Sitting Bull furono per primi i francesi nel 1982, “Libre a l’italienne” intitolarono sulla rivista "Alpinisme et Randonnée". All’epoca, le riviste francesi erano il nostro riferimento, e fu una conferma e una gratificazione mai immaginata della nostra visione.
Loro sperimentavano la nuova arrampicata in Verdon e Jean Marc Troussier e Philip Maclè, amico di Edlinger e scopritore di Ceuse vennero a vedere le novità in Orco. Maclè, morto prematuramente, ha aperto in Verdon una delle vie più belle ed estetiche del mondo, l’Ange en dècomposition.

1982: l'articolo di "Alpinisme et Randonnée" che fece conoscere Sitting Bull e le novità della libera in Orco
Nel 1982 c’erano tutti i più forti in Valle dell’Orco, Edlinger, Marco Bernardi, Andrea di Bari e Alessandro Gogna con Manolo e Roberto Bassi, era il centro del mondo. In poco più di tre anni era cambiato tutto, ogni anno ne valeva 10. Era arrivata la scala francese, aperta, i primi friend e soprattutto scalatori nuovi, mutanti che si allenavano, pionieri dell’arrampicata sportiva. Non più studenti, operai e personaggi al limite dei servizi sociali, ma atleti professionisti che già vivevano di arrampicata.
Ci si poteva proteggere meglio e si poteva cadere! Il grado così è salito dal settimo all’8a in brevissimo tempo e anche Manolo scalò Sitting Bull, la Greenspit degli anni ‘70, immortalato a doppia pagina a colori su Rock Story di Alessandro Gogna. Edlinger scalò in libera il Totem Bianco e Bernardi e Manolo Incastro Amaro.
Il decennio d’oro 1972 - 1982) in cui la valle dell’Orco era stata un laboratorio di interesse internazionale (che si apre con la Via dei Tempi Moderni al Caporal e si chiude con il Nautilus al Sergent ) termina con l’arrivo e la consacrazione di questi grandi campioni. Poi i riflettori si sono abbassati, non solo sulla Valle dell’Orco ma anche sul Verdon, sulla Valle di Mello e su tutti i siti storici degli anni ’70.
Il libro giustamente più celebrato che consacra questo breve, ma rivoluzionario periodo è i Cento Nuovi Mattini di Alessandro Gogna.
Quelle foto della bassa Valle di Susa e di Finale Ligure senza spit, con scalatori che fanno tenerezza, con le calze bianche, le EB Supergratton ai piedi, laschi inimmaginabili con pochissime protezioni, rappresentavano già il passato quando è uscito il libro.
La peculiarità e la fortuna per noi di quegli anni è di essere stati cresciuti e accompagnati da penne, maestri e intellettuali straordinari, come Gian Piero Motti, Andrea Gobetti, Ivan Guerini e ovviamente Alessanro Gogna per rimanere sugli italiani. L’arrampicata richiamava riflessioni profonde, il grado era secondario, loro hanno dato un senso a quello che succedeva in quel decennio d’oro di grandi cambiamenti.
Non mancavano le critiche, come l’accusa per chi pensava solo a scalare, di essere un parassita sociale, un Vitellone come direbbe Fellini. La morale comune, di matrice cattolica o cattocomunista per dirla con un neologismo dell’epoca, premiava il sacrificio non certo chi pensava di campare di espedienti pur di scalare, esercizio socialmente inutile.

Adam sulla fessura Kosterlitz
Ma ormai le riviste internazionali mostravano i nuovi templi dell’arrampicata sportiva Buoux, Frankenjura e da noi Finale Ligure e altre mecche anni ‘80. Nell’Orrido di Foresto Marco Bernardi nei primissimi anni 80 aveva già chiuso Strenuous, un tiro dato 7c+ solo per pudore, perché il grado più alto al mondo era 8a. Andrea Gallo lo seguirà e scalerà Funeral Party alle Striature Nere. La Valle dell’Orco era ormai fuori da tutto ciò, proseguiva con una storia di interesse locale, un 6c o un 7a a metà anni ottanta era ordinario, lo stesso grado che negli anni ’70 era ai vertici internazionali.
Chi dice che però erano mutate le regole che definivano l’arrampicata libera, dice il vero, io dico però che ogni epoca ha le sue regole, che vanno rispettate, contestualizzate e che mutano nel tempo.
Ad esempio negli anni 80 è nato il concetto di arrampicata a vista, ma nessuno conosceva il termine attuale Flash, negli anni 70 non esisteva il resting, ma si scalava per diversi metri senza nulla o su protezioni precarie che spesso non si tiravano per paura che venissero via. Scalare in libera era, non usare chiodi o nut per progredire. Le vie poi erano spesso schiodate e senza soste da attrezzare salendo.
Premesso che l’alpinismo o l’arrampicata outdoor non sono un vero sport, perché ancora oggi sono basati su autodichiarazioni e misure non oggettive come i gradi (basta vedere la differenza tra un 6a degli anni ’80 e un 6a odierno) , trovo profondamente sbagliato che si valutino prestazioni passate con regole nate successivamente. Non esite in nessuno sport una valutazione storica con regole retroattive. Emilo Comici, Giovanni Battista Vinatzer vogliamo mettere in dubbio che scalassero in libera e ridurne il valore?
Da Brontosauro e testimone degli anni ’70 ricordo bene che la prima evoluzione del concetto di arrampicata libera è stato non tirare i chiodi, cosa comune negli anni ’60, nacque così l’A0 .
Quindi A1,2 ecc era l’artificiale con le staffe, A0 tirare un chiodo per passare, libera non tirare nulla e usare solo la roccia. Il concetto di non effettuare resting si è affermato negli anni 80 con la diffusione dell’arrampicata sportiva, con protezioni fisse o i friend e la possibilità di cascare senza conseguenze, quella si una novità assoluta!.
Scalare in libera negli anni ’70 voleva spesso dire prendersi rischi enormi, laschi ora non più accettati, spesso mortali. In Valle Orco i precursori sono stati Danilo Galante e Roberto Bonelli e noi ammirati da quelle vie come il Diedro del Mistero o la Fessura della Disperazione abbiamo seguito quell’esempio.
Come quelle vie, Sitting Bull rompeva un tetto di cristallo, nel 1979, il 7a in fessura era l’ignoto, un salto emotivo e tecnico non conosciuto. Lo dico non per me, ma per difendere il coraggio e l’audacia di tutta quella generazione. Sancire ora che non era arrampicata libera, perché non erano codificati i resting è una profonda idiozia.
Molti di quelli che fanno queste affermazioni non farebbero un metro senza i moderni friend, i guantini, le soste ecc. ecc.
Il rischio di usare retroattivamente delle regole è di falsare la misura, come chi ora dice che il Film Via col Vento è razzista perché i neri sono sempre al servizio dei bianchi e parlano con la b al posto della p, badrone per intenderci. O i film di Dino Risi o simili che irridevano anche la disabilità, allineati alla morale anni 60, oggi un riprovevole esempio di Body shaming. Idiozie, come sono idiozie paragonare con parametri nuovi e arbitrari le epoche passate. Questi film, notate, in televisione non li danno più!

Marcello su Greenspit
In conclusione le vie suddette a mio parere sono state scalate in arrampicata libera negli anni ’70, e negli anni’80 con nuove regole senza resting. Chissà, fosse esistita la regola ci avremmo provato anche noi.
Avendo la fortuna di scalare ancora oggi dopo più di 50 anni, posso dire che in particolare, da un punto di vista emotivo e psicologico è molto più facile scalare oggi in libera che un tempo.
A più di 60 anni in falesia ho chiuso qualche 8a, grado ormai basico che fanno i bambini dotati, ebbene, non ho mai avuto le emozioni o il timore di quando ho scalato Sitting Bull con i miei pochi Excentric. Questi ragionamenti li ho fatti e condivisi in anni recenti, sia con Gabriele Beuchod che con Roberto Bonelli, purtroppo la sorte non è stata dalla loro parte e sono prematuramente scomparsi.
Negli anni 80 esplode anche la moda e il marketing dell’abbigliamento e delle attrezzature sportive, non si andava più con i vecchi Jeans o pantaloni di velluto rattoppati dalla nonna, ma salopette colorate firmate e fuseaux attillati. Le sponsorizzazioni permettevano ai big di vivere e dedicarsi solo all’arrampicata, avevano una dignità, erano star, testimonial, non più parassiti sociali.
Greenspit, scalata clean nel 2005 ha riacceso i riflettori internazionali sulla valle dell’Orco e ci ha portato qui Adam Ondra. Non posso fare a meno di collegare la storia di Greenspit a quella di quel ragazzino, il più giovane, l’indiano metropolitano Roberto Perucca, che nella Baita di Sitting Bull metteva ossessivamente la cassetta dei Pink Floyd, la colonna sonora della sua breve vita. La sua via capolavoro si chiama appunto Crazy Diamond, andatela a fare sul Becco della Tribolazione, aperta con Rinaldo Sartore, in libera, con pochissime protezioni mobili, è il suo lascito terreno. Si è spento in modo assurdo, cadendo su un sentiero, vicino al Bivacco Carpano. Perucca, partito dalla Baita di Sitting Bull ha portato avanti dopo di noi la voglia di esplorare, di avventura, di sfondare i tetti di cristallo, di provare ad andare oltre. Greenspit era sicuramente un progetto impossibile, ma lui ha pensato che sarebbe stato scalato un giorno e ha messo anche qualche spit per provare, riportando inconsapevolmente la Valle dell’Orco ad essere un laboratorio internazionale al centro dell’attenzione mediatica.

Roberto Perucca scopritore di Greenspit
Il sole è appena tramontato io e Adam alla base di Sitting Bull ci dobbiamo salutare. Lo vedo preso anche emotivamente da queste storie, da questa Valle magica, che per lui non ha nulla di difficile, ma è stata fondamentale per un percorso che ha portato anche al suo 9c. Stiamo per allontanarci, vede la mia imbragatura sbrindellata e con un motto di riconoscenza ed empatia, si leva la sua imbragatura e mi dice, provala, io dico, mi va perfetta…tienila Andrea, vedi, c’è il mio nome sopra.
Tutte le foto sono state fornite da Andrea Giorda. Testo redatto nel mese di novembre 2025.