Non c'è niente di più faticoso che divertirsi: in ricordo di Cesare Poma
di Federica Boggio & Paolo Stroppiana
"Non c'è niente di più faticoso che divertirsi". Così era solito dire, dopo una bella faticata in montagna, Cesare Poma, che ci ha lasciati di recente e che con affetto vogliamo ricordare.
Cesare era una persona schiva che suscitava subito simpatia, una persona curiosa ed energica con una grande, travolgente passione: la montagna.
Figlio d’arte, se così si può dire, era il nipote di Cesare Fiorio noto alpinista, cui è intitolato un bivacco in Val Ferret, e tutta la sua famiglia è da sempre stata frequentatrice e appassionata di montagna.
Così, iniziò a frequentare la montagna sin da piccolissimo, per non abbandonarla più.
Alpinista, scalatore, abituato da sempre a dedicarsi alla montagna, già a quattrodici anni si iscrisse alla SUCAI per sviluppare quella che, forse, era la sua passione più grande, cioè lo scialpinismo.
Chi ha avuto la fortuna di andare con lui in montagna racconta che era anche un ottimo maestro, paziente e chiaro, una guida che sapeva infondere tranquillità in chi lo seguiva.
Non solo, la montagna per lui assumeva fascino anche dall’alto, imparò a volare sia su aliante che a motore e concentrò questa attività sulle montagne, facendo riferimento all’Aero Club di Aosta.
Con il suo aereo amava volare in montagna e fare atterraggi sui ghiacciai. Era solito anche accompagnare i turisti, che spesso richiedevano proprio lui come pilota per via dell’enorme quantità di informazioni che sapeva dare sulle montagne che bene conosceva.
Ma una delle sue caratteristiche più vive era la curiosità. Una voglia matta di conoscere e trovare posti nuovi, di provare vie non ancora tracciate, di togliersi dalle solite mete.
Andare in montagna per lui significava anche e soprattutto esplorare, cosa che faceva con grande sapienza, consultando in modo minuzioso le carte e controllando anche dal cielo la fattibilità dei percorsi immaginati.
Lo stesso spirito vivo e curioso lo ha avuto anche per la sua ultima gita, solo quest’estate, quando era contento come un bambino di salire per la prima volta al bivacco Comino, nel vallone del Gruetta.
Sua, insieme a Roberto Aruga, la celebre guida Aruga-Poma, uno dei primi testi a fornire indicazioni per itinerari di scialpinismo.
Ne avevamo di recente parlato proprio con Cesare, in un'intervista
La gita più bella
Paolo Stroppiana, storico socio di Cesare, vuole ricordare a suo modo l'amico scomparso... e noi gli lasciamo volentieri la parola.
"Ho conosciuto Cesare Poma il 14 dicembre 1974 alla Capanna Mautino: era la nostra prima gita di sci alpinismo e, per cominciare a prendere confidenza con la nuova attrezzatura, in attesa dell’inizio del corso della Sucai a gennaio, Gianni ed io ci eravamo iscritti a una gita sociale dello Ski Club Torino. Il giorno successivo abbiamo smaltito l’ottima e abbondante cena salendo alla punta Saurel.
Non ho un ricordo particolare di Cesare, io avevo da poco compiuto 17 anni ed ero un neofita, lui ne aveva 15 in più e aveva appena pubblicato con Aruga la “nota” guida di itinerari: probabilmente lo consideravamo un anziano mostro sacro e ne eravamo intimiditi…
Dopo tre intensi anni di Sucai, la prima gita combinata con lui risale al 4 febbraio 1978: Colle della Roussa in Val Sangone. Da quel giorno non abbiamo mai smesso di frequentarci, sia d’estate che d’inverno.
É per me una amara soddisfazione che la sua ultima gita, già provato dalla malattia, l’abbiamo fatta assieme il 16 agosto del 2024: al Bivacco Comino, all’imbocco del Vallone del Gruetta.
In questi ultimi mesi, quando andavo a trovarlo a casa, parlavamo spesso di montagna e mi ero reso conto che a lui, che ormai camminava a fatica, facevano un immenso piacere il racconto delle mie gite e la vista delle ultime foto. Non era un atteggiamento scontato: la sua serenità d’animo lo portava a provare gioia per la mia attività, riviveva in essa la sua e ne traeva forza e piacere.
In una di queste occasioni, mentre riguardavano vecchie foto di montagna, ci siamo messi a fare una classifica delle gite più belle: attività non semplice visto, ahimè, i numerosi decenni che ormai abbiamo alle spalle…
Non abbiamo avuto dubbi, per entrambi la gita più bella della nostra vita l’abbiamo fatta assieme, dal 1 al 6 maggio 1995, in Oberland.
Il motivo per il quale per quasi cinquant’anni siamo andati in montagna assieme è che ci piacevamo le stesse cose, le gite non scontate, con poco o nessun affollamento, fuori dagli itinerari di moda.
L’Oberland Bernese è giustamente conosciuto per i suoi 4000, gite bellissime e iper frequentate che non possono mancare nel curriculum di uno sciatore alpinista.
Però non tutti conoscono i settori periferici del massiccio, in particolare a occidente del nucleo centrale. Facendo capo al paese di Kandersteg, ci sono racchiusi in pochi chilometri quadrati alcuni degli itinerari più remunerativi delle Alpi.
Vi eravamo già stati, approfittando della festività del 2 giugno, nel 1991, salendo il Doldenhorn m 3.643 con altri due amici.
Quattro anni dopo siamo tornati e, raggiunta la Capanna Schwarenbach, abbiamo salito nei tre giorni successivi l’Altels, il Balmhorn e il Rinderhorn.
Detto così non rende, si potrebbe dire “e allora?”. A chi piacciono le gite toste vada a cercare la descrizione degli itinerari...
Ma il vero capolavoro Cesare lo ha fatto studiando sulla carta topografica la seconda parte della settimana. Il quinto giorno abbiamo salito lo sconosciuto Steghorn scendendo sulla incustodita Lammerenhutte. L’ultimo giorno saliti sul Wildstrubel prima e sullo Grossstrubel poi, invece di ritornare su Kandersteg, siamo scesi sul versante opposto per la Simmenthall fino a raggiungere il paese di Lenk dove il treno ci ha permesso di recuperare la macchina.
Perché gita perfetta? Cinque giorni di sci con più di 7.000 metri di dislivello; sempre sole senza una nuvola, da non poterne più; quasi nessuno in giro: 4 persone il primo giorno, 3 il secondo, 4 il terzo, nessuno gli ultimi due; discesa finale di 2.200 metri di dislivello su itinerario pochissimo frequentato, complicato da trovare, districandosi tra barre rocciose; firn sempre perfetto… Mentre scendevamo eravamo coscienti di aver raggiunto il nostro top dello sci alpinismo.
Cesare ha descritto questo giro sul bollettino dello Ski Club Torino, chi fosse interessato può reperirlo in sede."
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