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GEAT 1920-2020: cent'anni di storia e alpinismo

di Roberto Boselli, Geat Cai Torino

In questo atipico 2020 ricorre il Centenario di fondazione della GEAT (Gruppo Escursionisti Accademici Torinesi) e per l’occasione gli attuali soci hanno deciso di predisporre il bollettino del Centenario per ripercorrerne in qualche modo la secolare storia.

Dai pochi documenti a disposizione si sa che questo sodalizio nacque ad opera di sedici promotori il 20 novembre 1920 in un bar di Torino denominato Tirozzo, situato in corso Valentino (oggi corso Marconi), che ne fu anche la prima sede.

Il primo stemma della GEAT

 

Conosciamo tuttora i nomi di questi benemeriti, ma lo scorrere del tempo e la scarsità del materiale di archivio non ci consentono di conoscerli meglio. Peraltro in occasione dell'inaugurazione del pilone votivo per i primi caduti in montagna, presso il Rifugio Gravio nel 1929, vengono nominati espressamente papà Berra, probabilmente una sorta di padre nobile del giovane sodalizio, e Angelo Merle, dall’animo sempre entusiasta e generoso.

Tra i caduti si ricorda espressamente il “povero” Capella quale appartenente ai Vigili del Fuoco di Torino, lasciandosi intendere una presenza già consolidata. E’ plausibile che alcuni dei fondatori fossero anche ex combattenti smobilitati, in quanto molti di questi, dopo avere conosciuto le montagne nelle condizioni psicologiche peggiori, tornati alla vita borghese erano comunque rimasti attratti dalle stesse e adesso potevano frequentarle con un diverso spirito e soprattutto per autonoma scelta.

Sappiamo inoltre che in quella cerimonia del settembre 1929 era già presente, seppure da giovane associato, Eugenio Pocchiola che nel secondo dopoguerra assumerà il timone della GEAT, reggendone le sorti per un quarantennio.

I coniugi Pocchiola nel gruppo del Bianco (1929)

 

Per quanto riguarda gli anni a cavallo tra le due guerre è fondamentale annotare il passaggio della GEAT all'interno del CAI nel 1928 per disposizione governativa.

A grandi linee, sulla base degli scarsi dati di archivio a disposizione, i primi venti anni di vita della GEAT si possono riassumere nell’attività alpinistica ed escursionistica dei soci e nella nascita del Rifugio di riferimento che, distrutto dai nazisti nel 1944, venne prontamente ricostruito e, con successivi ampliamenti ed ammodernamenti, per i quali è sempre stata preziosa la collaborazione dei soci volontari, permane tuttora il fiore all'occhiello della sottosezione.

Con la fine della guerra nel 1945 l’attività della GEAT rinasce in modo sufficientemente autonomo, pur rimanendo una sottosezione all'interno del CAI torinese. Nel novembre di quel 1945 nasce il bollettino; i soci più anziani, dispersi nel lungo periodo bellico, tornano a riunirsi e a programmare gite alpinistiche ed escursionistiche.

E’ un periodo di ristrettezze economiche, permeato tuttavia di ottimismo; la pace ritrovata aiuta la creatività e l’attivismo e per molti giovani anche l’avvicinamento al mondo della montagna. Questa fioritura si manifesta anche all'interno della GEAT e in proposito è preziosa la testimonianza di Lino Fornelli sull’avvio dell’attività alpinistica da parte di una piccola covata composta dal medesimo, dal fratello Piero, dai loro amici Giuseppe Garimoldi, Giorgio Viano e Mario De Albertis tutti poveri di anni, ma ricchi di quell’orgoglio giovanile che impone una scontrosa volontà di fare da soli proprio quando la ragione vorrebbe il contrario.

Il progressivo incremento di soci all'interno della GEAT negli anni della ricostruzione continuò per tutti gli anni ‘50 e ‘60 e contribuì all’emergere di alcuni di loro quali ottimi alpinisti. In questa ottica possono essere letti gli articoli di Ennio Cristiano, di Leo Leonessa, di Antonio Sannazzaro in cui si raccontano ascensioni e prime degli anni ‘50.

Agosto 1962 - Montaggio bivacco Leonessa

 

A questa infornata di eccellenze, negli anni ‘60 si aggiungono i nomi di Ugo Manera, di Gianpiero Motti, di Alberto Marchionni, tutti ottimi alpinisti in ambito CAI e istruttori della Scuola Gervasutti. La loro attività alpinistica, in particolare quella di Manera si protrarrà ai massimi livelli sino agli anni ‘80, con una serie di prime anche in ambito extraeuropeo.

Mediante gli articoli riferiti a questi geatini super si possono cogliere anche le conseguenti differenze caratteriali.

Naturalmente come in ogni organismo, anche all'interno della Geat, oltre agli innumerevoli momenti di soddisfazione, sono presenti passaggi di profondo dolore. Si è già accennato alla figura di Leo Leonessa, autore di due articoli nel “Centenario”, uno dei più promettenti geatini della sua generazione, caduto nel 1959 sulla parete sud del Castore, come Franco Nebbia caduto sull’Obergabelhorn due anni prima. Entrambi, unitamente a Marco Pocchiola e Giuseppe Meneghello, fanno parte di quella purtroppo nutrita sequenza di fotografie lapidee inserite nel pilone votivo, di cui si è parlato in precedenza, e a tutti e quattro la sottosezione ha dedicato appositi bivacchi sulle nostre Alpi.

Queste tragedie alpinistiche, che hanno colpito il mondo GEAT, sono tuttora ben presenti nella memoria dei soci e diversi articoli le ricordano.

La GEAT in vetta alla Barre des Ecrins, 4102 m

 

La seconda parte del Numero Unico, a partire dagli anni ‘80, fornisce una fotografia dell’attività GEAT dei tempi più recenti, con un richiamo ai trekking di più giorni, entrati ormai nella tradizione, alle ultime spedizioni extraeuropee, nonché a due imprese alpinistiche di due geatini doc: la due giorni nell’Oberland Bernese di Davide Forni e la traversata dei Lyskamm in solitaria di Mauro Floredan; due imprese che ben qualificano l’attuale Presidente della Sottosezione e uno dei migliori rappresentanti della nouvelle vague sottosezionale.

Una citazione particolare, nel chiudere la presentazione, va fatta infine al Past President Gianfranco Rapetta, al quale si deve tutta una serie di articoli quali la storia del Rifugio Gravio e dei bivacchi della sottosezione. In più Rapetta si è sobbarcato una onerosa attività di esegesi dei passati bollettini che gli ha consentito di redigere un elenco delle “prime” alpinistiche di matrice GEAT, nonché di concludere la pubblicazione con l’elenco dei soci benemeriti.

La GEAT in vetta al Weissmies, 4017 m

 

Se è indubbio che questa attività è stata agevolata dalla forzata cattività dovuta al COVID 19, ciò non sminuisce il merito generoso del ricercatore.

In definitiva un volume agile, con ogni articolo corredato da puntuali fotografie di riferimento. A me è stato affidato il compito di introdurre con poche righe di presentazione ogni singolo pezzo; l’interesse man mano crescente per i personaggi incontrati e le loro imprese ha fatto sì che questa introduzione si sia decisamente dilatata: è auspicabile che quantomeno contribuisca ad accrescere la curiosità dei lettori.

Verso la vetta del Bishorn, 4153 m

 

Buona lettura dunque, con l’augurio che questo Bollettino del Centenario, oltre ad un valore di testimonianza storica, possa contribuire a far meglio conoscere la GEAT a tutti gli altri Soci del CAI e dell’ambiente alpinistico torinese in genere.

 
Consulta il bollettino online >

 

Roberto Boselli

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