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La capanna Mautino ha compiuto 100 anni

di Carlo Crovella*

La Capanna Mautino, situata in alta Val Susa e di proprietà dello Ski Club Torino (SCT), ha compiuto 100 anni: nel weekend del 15 e 16 febbraio 2020 si sono svolti i relativi festeggiamenti, compreso il “Brindisi del Colonnello”, in onore del Colonnello Umberto Mautino, eroe della Grande Guerra, colui che di fatto creò gli “alpini sciatori” utilizzando a tal scopo alcuni istruttori dello Ski Club Torino.

Lo SCT, fondato nel 1901 da Adolfo Kind, costituisce la culla istituzionale dello sci, almeno in Italia. Lo stesso Mautino era uno dei primi soci.

Fra i soci scelti come istruttori per gli alpini sciatori spiccano alcuni nomi di pregio nella storia dello sci: Ottorino Mezzalama, Piero Ghiglione, Ettore Santi, Giacomo Dumontel. All’Ing. Dumontel si deve inoltre il progetto originario della Capanna Mautino, eretta nel 1920 in ricordo del Colonnello scomparso nel novembre del 1918.
Mi sembra ieri quando, sul finire degli anni ’60, sentivo mio padre e altri soci dello SCT parlottare circa le celebrazioni per i 50 anni, che sarebbero coincisi con il 1970. Ora si sono celebrati i 100 anni e la Mautino è sempre là, più vispa che mai.

I miei contatti con la Capanna Mautino si perdono nella notte dei tempi, ma il primo ricordo indelebile risale al 1968, quando io avevo sette anni: proprio alla Mautino trascorsi il primo pernottamento in rifugio durante la stagione invernale (d’estate avevo già dormito in altri rifugi). Il ricordo di quella notte è monopolizzato dal timore per le coperte ruvide, che pizzicavano quasi quanto i mutandoni di lana obbligatori per imposizione famigliare.

Da allora la Mautino mi ha regolarmente accompagnato in tutta l’esistenza: è un luogo dove torno spesso, con piacere. Ci torno con gli sci, durante la stagione innevata, ma anche d’estate.

Infatti la Mautino ha una vita significativa anche nei mesi estivi: qui transitano numerosi escursionisti di vario livello, biker, appassionati di passeggiate a cavallo o semplici estimatori della polenta in rifugio. Insomma la Mautino è un luogo d’incontro: è il porto cui si arriva e da cui si salpa in quel lembo di territorio.

Ma il meglio la Mautino lo dà con la neve: ad essere precisi, il meglio del meglio coincide con la seconda parte dell’inverno, quando la montagna è ancora ben innevata, ma la neve già luccica per i cristalli che preludono alla primavera. Giornate calde, assolate, boschi innevati, pelle del viso tirata dal sole: non è un caso che il raduno annuale dello Ski Club Torino sia normalmente in calendario a metà-fine febbraio.

Specie da piccolo, al traino dei mie genitori ho condiviso numerosi di questi raduni, cui da sempre è agganciata una gara sociale. Da molto tempo in qua la gara è una competizione vera e propria: per scelta io non ho mai partecipato alle gare sociali dello SCT, ma ne apprezzo il clima umano che, pur infiammandosi per il risultato, resta nell’ambito di una sfida cavalleresca fra consoci e amici.


La capanna Mautino originaria nella foto riprodotta sulla tessera sociale dello Ski Club Torino. Foto: SCT

Da quello che mi raccontavano i miei genitori, negli anni del dopoguerra veniva organizzata anche un altro tipo di gara che ben si combinava con la definizione di “caccia alla volpe”. Io personalmente non ho mai assistito a queste particolari competizioni, perché risalgono ad anni precedenti alla mia presenza alla Mautino, ma nel lessico famigliare la cosa era talmente radicata che non poteva essere del tutto inventata.

Per far conoscere meglio la Capanna Mautino, oltre all’articolo istituzionale che ben la descrive, riporto anche un mio racconto di fantasia, la cui stesura risale alla metà degli anni ’90, incentrato sulle atmosfere che da sempre mi hanno suscitato i ricordi delle riunioni conviviali alla Capanna.

Come in tutti i testi di narrativa, la fantasia prende decisamente il sopravvento e mescola riferimenti autobiografici con risvolti di cui neppure l’autore sa dire con esattezza se siano davvero accaduti oppure no. Il risultato finale non ha nulla a che fare con la cronaca autobiografica, anche se emozioni, sensazioni, profumi, aspettative, timori ed esperienze affondano (come sempre) nell’anima di chi scrive.

La Mautino si inserisce in un contesto di radi boschi, disseminati lungo alture ondulate in modo così morbido da conquistarsi l’appellativo di Monti della Luna. Terreno ideale per lo sci, per uno sci facile, per una montagna facile, senza esigenze di particolari performance.

La verità è che se ti è capitato, come a me, di pennellare i tuoi primi Stem Christiana nei boschi intorno alla Mautino, ti si è radicato dentro un particolare codice che ti resta per tutta la vita.

Sono contento che quel codice non mi abbia mai abbandonato lungo l’esistenza, così come sono contento che, nella mia vita, non sia mai transitato un aereo per Katmandu, come invece capita a un personaggio del racconto: l’aereo ha fretta perché gli Ottomila non aspettano e, travolto da quella vita frenetica, lui si perde il bello della Mautino.


* ISA - GISM

L'articolo completo in tutte le sue parti si trova all'indirizzo https://www.gognablog.com/i-cento-anni-della-capanna-mautino/ - Per gentile concessione dell'Autore e dell'Editore.


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