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gervasutti Alpini

Alpi, Alpinisti ed Alpini tra canti di guerra e di pace

di Pietro Reposi

Nella leggenda delle loro gesta attraverso i loro canti popolari.

Un inedito, corposo ed interessante lavoro del 1999 del compianto Piero Reposi, ex reggente della Sottosezione UET del CAI Torino, con l'aggiunta redazionale di alcuni figurini che illustrano l'evolversi dell'uniforme degli Alpini dalla nascita del Corpo fino alla Seconda Guerra Mondiale.

Quando nel lontano 1863 fu firmata la nascita del Club Alpino Italiano, nello storico Castello del Valentino a Torino, dall’allora ministro Quintino Sella, gli Alpini così come si vedono oggi, non era come corpo ancora nato.

Da poco era finita la seconda guerra d’indipendenza, con la celebre canzone che ha accompagnato i soldati sui terribili campi di battaglia….

«…Addio mia bell’addio,
che l’armata se ne va,
e se non partissi anch’io
sarebbe una viltà…»

…e con la conseguente dolorosa perdita di Nizza e della Savoia, in cambio dell’aiuto dato dai francesi di Napoleone III, e poi non mantenuto in pieno, su quanto era stato concordato tra lui ed il ministro sabaudo Camillo Benso di Cavour, a Plombières nel 1858, nonostante le effusive grazie della bella Contessa di Castiglione.

Con la presa di Roma nel settembre del 1870, il governo del nuovo stato italiano, si trovò costretto fra le tante cose, a riorganizzare l’esercito chiamato ora alla difesa di una ben più ampia linea di frontiera, e pertanto nella necessità di costituire dei reparti speciali, per la difesa della linea di confine sulle Alpi.

L’idea di simili truppe era cosa vecchia. Già Cesare Ottaviano Augusto duemila anni fa, aveva provveduto creando le « Cohortes Alpinorum » distribuite lungo la fascia delle Alpi. « La Prima, la Secunda et la Tertia Julia Alpina » poste a difesa estrema della pianura Padana, con valligiani reclutati in loco. Evidentemente era ancora troppo vivo il ricordo della mitica traversata d'Annibale sulle Alpi, per lasciare incustoditi i principali passi alpini.

Dopo « l’Auxillium » guerresco dovuto per vincoli feudali ai signori del medio evo, nella prima metà del cinquecento, essendo cresciuta la minaccia d’occupazione da parte della Francia, eterna nemica del Piemonte, si crea nel 1536 « Le Conseil des Commis » per la difesa dei principali passi alpini Valdostani, chiamando alle armi 4000 cittadini, e incorporati in 12 compagnie riunite nei due battaglioni « d’en bas » e «d’en haut» da mobilitarsi solo in caso d'estrema necessità, per invasione del territorio.

Il principe Carlo Emanuele III di Savoia costituisce il 20 febbraio del 1690 la « Brigata Aosta » col nome di «Regiment des fusiliers». È forse il primo Reggimento Alpino inquadrato nell’esercito del Regno Piemontese, durante la guerra delle Alpi. Pochi e mali equipaggiati si oppongono ai francesi tra il 1600 ed il passaggio Napoleonico del Gran San Bernardo del 1799, costituendo l’unica difesa al confine Sabaudo, durante le varie guerre che si sono combattute sulle Alpi, nell’arco di due secoli.

Già prima però, nel 1273, gli abitanti d'Etroubles e Saint Rhemy – Bosses, avevano ideato la « Viere du Montjoux » una sorta di precursori delle guide, dei battipista per guidare ed aiutare i viaggiatori dalle porte d'Aosta, ai confini del Ducato Sabaudo ed il Vallese. Queste coorti erano dette «Marruci» o « Marrones » ed erano dispensate dalla leva militare, poiché impegnate nel servizio d'aiuto o soccorso a chi attraversava il colle del Gran San Bernardo. Il privilegio accordato a loro nel 1627, fu sospeso momentaneamente tra il 1915/1919 per motivi bellici, e abolito definitivamente nel 1927 con Regio decreto.

Per questo il Capitano di Stato Maggiore, Giuseppe Perucchetti nel 1872, propose di creare un corpo speciale atto a difendere le Alpi, suddividendo l’arco alpino in tanti settori, ed a ciascuno di questi è dislocata una Brigata costituita da uomini di provenienza locale, fortemente ostacolata dai  parlamentari del tempo, che li bollavano come « …torme di contrabbandieri indisciplinati e malsicuri…». Evidentemente già allora, nei lussuosi salotti della vita politica  mondana romana, si comprendeva poco dei veri problemi di cui il novello stato aveva realmente bisogno.

Già nel 1866 nella battaglia di Bezzecca del 21 luglio, un corpo speciale di volontari garibaldini, comandati dallo stesso Garibaldi, denominato « Cacciatori delle Alpi », inflisse agli austriaci, la nostra unica vittoria, durante la terza guerra d’indipendenza. Il regio decreto per la creazione del corpo degli Alpini, fu firmato a Napoli dal re Vittorio Emanuele II. Era il 15 ottobre del 1872 (1).

Una canzone ricorda:

« Un giorno fu fondato
il corpo degli Alpini,
mio nonno allor
vi si arruolò
ed in Piemonte andò…»

La denominazione d'Alpini fu a lungo contrastata da altri nomi, tra cui quello di «Cacciatori delle Alpi» o di «Bersaglieri delle Alpi». Le truppe alpine francesi si chiamano, infatti, «Chasseur des Alpes». Da noi prevalse la dizione d'Alpini, truppe reclutate territorialmente, poste a difesa delle Alpi.

«…Noi siam giovani forti e robusti,
sopportiamo fatiche e sventure.
Cara Italia tranquilla sta pure,
che gli Alpini salvar ti sapran»

Rimane evidente che nel reclutare la truppa nel glorioso corpo, abbiano subito aderito gli alpinisti del tempo, soprattutto tra gli ufficiali, essendo allora il CAI formato in prevalenza da personaggi nobili o blasonati. I soci del C.A.I. allora non superavano le 300 unità. Ancora oggi c'è gente che confonde alpini con alpinisti, o viceversa. Ma per capire ambedue è necessario conoscere le nostre montagne, e soprattutto lo spirito dei montanari, a volte un po’ estroversi…

« Tra i pins da montagnis e’ vert da culinis,
tra i roncs e les plagnis e i pàmpuis das vignis…»

…e ancora…

« Salud glaçier sublimes,
vous qui touchez aux cieux!
Nous gravisson vos cimes,
avec un coeur j’oyeux…»

…e quanto faticosa seppur apparentemente idilliaca sia la vita in montagna…

« E lassù su la montagna
gh’era su una pastorela,
pascolava i suoi caprin
su l’erba fresca e bela…»

La dura fatica del montanaro minatore…

« …Maledetto sia il Gottardo
gli ingegneri che l’hanno traccià,
l’e una galleria assai lunga
tanti morti l’ha lassà…»

« …Ma mi testardo
sempre ci sono andato,
fin che la mina
 mi ha rovinato…»

…sovente è costretto per sopravvivere a fare il contrabbandiere…

« …O filanzieri, lasciate le armi,
o filanzieri, lasciate le armi,
o filanzieri, lasciate le armi,
che noi siamo tutti contrabbandieri!…»

…oppure ad emigrare in « Merica »…

Vuoi tu venir, Giulietta,
vuoi tu venir con me
vuoi tu venire in Merica
a travagliar con me?»

Però nello stesso tempo si specializza, alcuni si danno alla ricerca dei cristalli di cui la montagna è ricca, da vendere hai primi turisti, e qui per richiesta dei medesimi, il rude montanaro si specializza, guida i primi cittadini alpinisti alla conquista delle sue montagne, delle più alte vette.  Nasce una nuova professione, quella della guida alpina. Ed ecco affacciarsi il binomio Alpino ed Alpinista…

« …Se a t’ancuntra pöi ’na punta
a ’na cresta ancor da fé
chiel s’intesta, chiel s’impunta
tüti i cust vuréila fé.
Tenta ’n spigul, tenta ’na placa
prima a sa sbaglia, ma pöi ai taca,
e s’ la punta vardlu la;
’l grimpeur a l’e rivà»

Sarà stato un caso, ma primi alpini furono reclutati tra i miglior bersaglieri e fantaccini. Jean Antoin Carrel, guida e conquistatore del Cervino, via italiana, era stato un bersagliere nella seconda guerra d’indipendenza, e con quel soprannome è passato alla storia, « Carrel il bersagliere ». Si distinguono dagli altri soldati, perché hanno il cappello con la piuma di gallina dipinta in nero, più tardi sostituita con quella di corvo, d'avvoltoio, penne di falco e perfino di tacchino. Quella d'aquila dopo un tentativo di adottarla, dati gli alti costi d'approvvigionamento, sarà subordinata solo agli anziani che se la potranno acquistare a loro spese, e farne doveroso sfoggio. Per gli ufficiali superiori è data la penna d’airone e quindi quella d’oca, la cosi detta penna bianca. Tutti però ne vanno ugualmente fieri, e cantano:


« …Sul cappello, sul cappello che noi portiamo,
ce una lunga, ce una lunga penna nera
che a noi serve, che ha noi serve da bandiera…»

Non mancano gli alpinisti che sono stati alpini, e che continuano a portare in montagna il cappello da «veci», con onore, come prima. Basta guardare qualche vecchia fotografia del tempo, e non mancherete di vedere qualche personaggio, con la bombetta nera, il primitivo cappello da alpino, che visto oggi appare quasi ridicolo, e con su la penna alpina…

«… La penna nera
che noi portiamo
è la bandiera
dei veci alpin…»

L’apertura del canale di Suez nel 1869 porta l’Italia in terra africana, a cercare l’avventura coloniale. Si comincia a sentire il cosi detto « Mal d’Africa », e cosi dal 1887 da Massaua ci si spinge sempre di più verso l’interno, cercando di scalzare il Negus e farci l’Abissinia.

« Mamma mia vienimi incontro,
vienimi incontro a braccia aperte,
io ti conterò le storie
che nell’Africa passò…»

Sulla carta sembrava tutto facile, ma in pratica non fu così, e nell’infausta giornata d'Adua, 5 marzo del 1896, a sostenere l’urto delle armate di Menelick sono gli alpini, che ricevono così il battesimo di fuoco in terra d’Africa, lontano dalle loro natie Alpi.

«…Baratieri manda a dire
che si trova sui confini,
e che ha bisogno degli Alpini
per potere a guerreggiar…»

Nel 1887 sul fiume Mareb, estremo confine tra l’Eritrea e l’impero Etiopico, nascono tra le fucilate i primi addolorati versi di una canzone che ripresa dai « veci» nel 1917, e ancor più tristemente cantata nel terribile inverno sul fronte Greco - Albanese del 1940. Parla sempre di un ponte, dove chi passa non fa ritorno. E così abbiamo uno dei canti più accorati e strazianti degli alpini:

«…Sul ponte del Magreb
bandiera nera…»

…e nel 1917 dopo Caporetto, quando la linea del fronte si attestò sul Monte Grappa…

«… sul ponte di Bassano,
 bandiera nera…»

il famoso ponte degli alpini, distrutto più di una volta e ricostruito definitivamente da essi nel 1950,

…ed ancora nel 1940 in Grecia…

«…Sul ponte di Perati,
 bandiera nera,
è il lutto degli alpini
che fan la guerra…»

Al tempo della guerra d’Africa, il Club Alpino Italiano conta ormai numerose sezioni, e pertanto gli alpinisti che militano con ogni grado negli innumerevoli battaglioni alpini sono tanti, e si distinguono in tutte le guerre a cui sono assegnati. Ma non viene mai mancare loro la voglia di cantare, e soprattutto di bere vin...

« …Nôi sôma Alpin, nôi sôma Alpin,
s’an pias ël vin, s’an pias ël vin…»


La rivista mensile del C.A.I., cita sempre di più nel suo necrologio, il nome dei suoi soci caduti nell’adempimento del proprio dovere, in luoghi assai lontani ed al più sconosciuti. Così nella campagna di Libia del 1911/1912 cantavano…

«…Due volte richiamato
conobbi per le ambe
l’aspro deserto…»

Ma mentre si sviluppa nell’ambiente montanaro la generosa passione dell’« Alpinismo romantico ed eroico» portato avanti da una moltitudine sempre più numerosa d'appassionati cultori delle cime, sia nostrane che straniere, neri nubi si stanno addensando sull’Europa. Era dal 1878, con l’annessione da parte Austriaca della Bosnia, che la guerra minacciava di scoppiare. Essa era stata solo rinviata di qualche lustro, con i soliti «accordi diplomatici» tra le varie potenze europee, desiderose di espandersi a spese dei vari popoli, sottomessi o non ancora:

« …Fate attenzione ora, mia cara gente, vi voglio raccontare
ciò che è accaduto tempo fa in Bosnia…»

Nel 1914 con l’attentato di Serajevo, scoppia il bubbone. Quando i soldati marciano cantando questa canzone, è la guerra…

« …O Germania, odia
col tuo sangue freddo,
macella la razza diabolica…»

«…Distruggi, distruggi,
fa il deserto
in ogni paese vicino…»

Noi per il momento restiamo neutrali, Alpini e Alpinisti sono ancora in giro a spassarsela sulle loro montagne…

« … La roccia a ’n fa paura
’l giassè ancôra pess…
’N môntagna l’è na bravura
a ’ndè ’n tra eut o des,
e peui stè bin sarà
’n na piola a metà strà…»

…a fare la corte alle belle fanciulle…

« … Era sera d’un giorno di festa
la mia bella mi stava accanto…»

Ma da Trieste altri canti ci invitavano all’intervento…

« …Italia, dai disbrighete,
no farni sospirar!
Dai ultimi d'agosto
ne femo che spetar…»

Ma la gioventù triestina è reclutata a combattere per l’Imperatore d’Austria, e mandata per maggior sicurezza onde evitare eventuali diserzioni, a battersi nei Carpazi contro i russi.

« …Partenza da Lubiana
diretti nei Carpazi,
sti poveri ragazzi
chi sa se i torna più…»

« …Quando fui sui monti ” Scarpazi ”
” Miserere ” sentivo cantar.
T’ho cercato fra ’l vento e i crepazi
ma una croce soltanto ho trova…»

E così poco dopo tocca pure a noi…

«…Il 24 maggio, l’esercito marciava
per raggiungere la frontiera…»

Ma anche i nostri avversari marciavano cantando…

«…Il 24 maggio alle cinque di sera
sentivasi il rombo di tutti gli artiglieri;
Austriaci, Ungheresi, Bosniaci, Erzegovesi,
marciavano tutti contro gli Italian…»

…ed i nostri di rimando…

«… E tu Austria che sei la più forte,
fatti avanti se hai del coraggio!
Se qualch’altro ti lascia il passaggio,
noialtri Alpini fermarti saprem…»


Comincia ora la vera «lotta sull’alpe», altro che parole demagogiche. Alpini ed alpinisti da ambo le parti, si danno battaglia sulle impervie crode e sui ghiacciai delle Alpi centro – orientali. E così i più grandi alpinisti dell’epoca, arruolati da ambo le parti, partecipano al conflitto in atto, e parecchi di loro si immolano nei loro ideali. Muore così la grande guida alpina d'origine Sud – Tirolese Seep Innerckofler, (Sesto di Pusteria/ Monte Paterno, 1865/1915) uccisa in modo quasi fortuito da un soldato della sanità, con un sasso scagliatole addosso dall’alto, sul monte Paterno, mentre guidava una pattuglia di Kaiserjägher, nel tentativo di scacciare gli italiani dalla vetta, e dagli alpini ricuperato con grande difficoltà, deposto in una tomba scavata nella viva roccia sulla vetta. Il suo corpo fu a guerra ultimata, onorevolmente sepolto nel cimitero del suo paese d'origine.

Muore pure il grande alpinista germanico Hans Dülfer, ad Arras (Fr.) dilaniato da una granata durante la battaglia.

Da noi Cesare Battisti, alpino ed alpinista, è catturato sul monte Corno durante un’azione di guerra nel 1916. Riconosciuto dal proprio cognato è condannato a morte, ed impiccato a Trento con l’accusa di essere un disertore del Regio Esercito Austro-Ungarico.

« …Il povero soldato
fu condannato a morte,
lontan dalla consorte
vicino al colonnel…»

La tradotte partono da tutte le parti del paese, e scaricano continuamente nelle retrovie nuovi uomini da immolare alla patria, poveri esseri mandati al macello, da ambo le parti…Luigi Barzini senior, in una lettera del luglio 1917 indirizzata al Senatore Luigi Albertini, scriveva: « …se ogni soldato fosse comperato come un mulo e rappresentasse una cifra, sarebbe meglio difeso, perché da noi si protegge tutto quello che costa…»

« …e m’hanno fatto abile
di prima categoria,
e subito mi mandano
alla macelleria…»

« …Non ti ricordi quel mese d'aprile
quel lungo treno che andava al confine…»

« …piangete o madri, spose sorelle
ed asciugatevi gli occhi di pianto,
che i Vostri cari son coperti di manto,
di rose e di fiori, di ghirlande e d’allor…»

Si combattono così le tristemente celebri dodici battaglie dell’Isonzo, con un ecatombe paurosa di morti e feriti, per conquistare il Carso e giungere a Trieste, obiettivo primario…

«…a destra dell’Isonzo
ci sta una passerella,
se sei stanco di vivere
dovrai passar su quella…»

«…se metti in fila gli ossi,
di Monte Sabotino
fai dieci volte il viaggio
da Tripoli a Torino…»

«…Il General Cadorna
ha scritto alla Regina,
se vuoi veder Trieste
te lo mando in cartolina…»

Nel 1916 si contrattacca disperatamente per fermare la « Strafexpedition » (spedizione punitiva) dall’alto Adige al fiume Brenta, mirante se gli austriaci fossero arrivati a Vicenza a tagliare il fronte italiano. Con enorme dispendio d'uomini, la difesa non mollò…

«…I soldà di Cecco Beppe
i voleva andà a Vicenza,
ma quando i se stai ’Asiago
i ga perso, la coincidenza…»

Tanto da meritare dal Generale Andrea Graziani parole indimenticabili…« Vorrei baciare ad uno ad uno,tutti Voi, ufficiali, graduati di truppa e soldati, valorosissimi difensori del Monte Pasubio…»

«…imparerà a sue spese
quel porco di un Croato,
che questo bel Pasubio
non va mai stuzzicato…»

…si combatte assai duramente sui ghiacciai della Marmolada e dell’Adamello…

« …Adamello, Adamello, Adamello,
per venirti a conquistar
traversando i larghi Pian di Neve
sotto il fuoco,mitraglia, cannon…»

Alpini e alpinisti ora sono tutt’uno, marciscono e muoiono in trincea, affratellati nel comune senso del dovere…

« …la trincea è quella cosa
che nell’acqua ti fa star male,
è una cura balneare
poco adatta alla stagion…»

Si usano tutti i mezzi per snidare l’avversario, dai gas asfissianti alla guerra delle mine…

«…Fatta è la galleria, oilà!
E pronta è la gran mina, oilà!
E una bella mattina
anche Gigetto
col Castelletto in aria andò…»

Ma tutto questo non basta a porre fine alla guerra, anzi fatto l’armistizio sul fronte orientale, tra Germania, Austria e la Russia zarista perdente, (Brest-Litovsk ,15 dicembre 1917) la nazione tedesca rovescia sul fronte italiano, in rinforzo agli austriaci, il primo Corpo d’Armata, e tra questi la Deutsche Jagher Division, la divisione dei cacciatori germanici, che con l’aiuto dei gas asfissianti, sfonda il nostro schieramento tra Tolmino e Caporetto, dilagando nella pianura veneta…

« …Notte d’ottobre, nuvole nel cielo…
il tenentino sogna la sua sposa:
Ti vede, o dolce bambola in un velo
sul reggimento stanco che riposa…»

Per i tedeschi sono momenti di gloria, essi passano cantando…

« …Figlio della Germania in armi. Avanti!
È questa l’ora dell’allegrezza e della gloria…»

« …Ne piegati a femminile pietà verso donne e fanciulli,
il figlio del vinto fu spesso vincitore del domani; …»

« …Figlio della Germania in armi. Avanti!
Fulmina, spezza, uccidi, abbatti, trafiggi, devasta,
incendia, uccidi…uccidi…uccidi…
la via della gloria è con noi…»

A novembre del 1917 fu chiamata alle armi la classe del 1899, i leggendari « Ragazzi del 99 » appena diciottenni. I « veci » li accolsero cantando strofette un poco sfottitorie…

« …Il general Cadorna
ha perso l’intelletto,
ha chiamato il ” 99
che piscia ancora a letto ”…»

Il rullo compressore Austro - Germanico è fermato con gravi perdite sul Piave…

« …No: disse il Piave! No: dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti…»

Si combatte tutto l’inverno ed un’estate, si attraversa il Piave a Bassano del Grappa, sul celebre ponte degli Alpini, ed i veci d'altre guerre vanno a scovare una vecchia canzone cantata in Africa nel lontano 1884, e riesumata per l’occasione con alcune modifiche…

« …Sul ponte di Bassano
bandiera nera,
l’e il luto degli Alpini
che fan la guera…»

Il monte Grappa diventa una questione molto importante, un baluardo da difendere ad ogni costo…

« Monte Grappa tu sei la mia Patria,
sei la stella che addita il cammino,
sei la gloria, il volere, il destino
che all’Italia ci fa ritornar…»

Ma gli Alpini preferivano cantare alludendo al famoso liquore…

« …un tempo rinforzavano
l’alpino con la sgnappa
ti mandano or gli alpini
a rinforzare il Grappa…»

Poi finalmente la controffensiva…

«… Mamma non piangere se ce l’avanzata
tuo figlio è forte paura non ha…»

« …Varcheremo le mura di Trento
coi fucili ben caricati
e di rinforzo ci so i richiamati
tutto per aria faremo saltar…»

Poi la vittoria, e la tanto agognata sofferta pace…

«…Ma pur verrà quel di
che canterem cosi
finita questa naja
a casa congedà…»

…quindi il ritorno a casa…

«…Cara mama, cara mama,
vienmi incontro alla stazione;
quando scendo dal vagone
voglio scendere in braccio a Te…»

Ma il desiderio di pace non è cosi facile da realizzare. I nuovi cambiamenti politici ci impongono nuovi sacrifici. Si riesamina una vecchia canzone goliardica di fine secolo, « Giovinezza » che ha seguito i combattenti durante tutto il periodo della lunga guerra, tra decine di varianti, ciascuna dedicata al proprio reparto di appartenenza …

« …Su la roccia che risuona,
calmo ascende il passo ardito;
solo squilla sul granito
lo scarpone dell’Alpin..»

« …È la vita una battaglia
l’avvenire è pien d’affanni;
noi siamo giovani, abbiam vent’anni
…e qualcuno anche di più…»

Il nuovo governo la fa propria, facendola con opportune modifiche diventare un simbolo del regime…

« …Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza!
Della vita nell’ebbrezza
il tuo canto esulterà…»

E cosi tra alterne vicende i politici del tempo ci portano a guerreggiare in più parti del mondo. Nel 1935 affrontiamo una nuova guerra in Africa, per conquistarci un posto al sole. Alpini ed alpinisti inquadrati nei più disparati battaglioni della 5° Divisione « Pusteria » contrastano gli Abissini sulle Ambe con successo, aprendo nuove vie alpinistiche  sulle erti pareti di esse, sorprendendo gli avversari che non li aspettavano da quei lati, per loro apparentemente inaccessibili, ma con dentro al cuore sempre viva la nostalgia della casa e della propria madre…

«…Mamma tornerò nella casetta,
sulla montagna che mi fu natale…»

Nel 1939  tocca alla Divisione « Julia » inviata ad occupare l’Albania…

« …E maledisca il porto di Bari
e la cinquina che ci ha sbarcati,
in Albania destinati
sempre solo a guerreggiar…»

La pace testé conclusa dura assai poco. Si stanno addensando sull’Europa e sul mondo intero, le nere nubi della tragedia che poco dopo si abbatterà. Questa volta è il Regno Unito e la Francia ad esserci nemici …


«…Lungi, lungi al Monginevro
lo stormir della pineta;
e il mugghir delle bufere,
sul Cenisio, il cor ci allieta…»

I nostri migliori alpinisti vengono inquadrati nei battaglioni alpini, che sono mandati a presidiare le frontiere occidentali. Cosi troviamo Renato Chabod nel settore del Dente del Gigante, Giusto Gervasutti sottotenente di artiglieria al lago del Miage, il tenente degli alpini Emanuele Andreis (2) al passo del Ferret, e cosi via, come Ettore Castiglione e altri ancora. Sul Monte Bianco si combatte il fronte alpino più alto d’Europa…

«…O fier Mont Blanc, roi des sommets
salut a ta puissançes;…»

Giusto Gervasutti soprannominato "Il Fortissimo" approfitta del breve intervallo di guerra e pace sopraggiunto dopo il crollo della Francia sul fronte occidentale, per compiere due superbe salite sul poderoso massiccio del Bianco…

«…Nell’alpina aspra giogaia
sì  erto varco più non v’è,
ove l’orma non appaia
dell’audace nostro piè…»

Ma per gli Alpini il senso di pace dura poco, perché in autunno inoltrato torniamo in Albania, questa volta per fare la guerra alla Grecia…

«… Da Udin siam partiti
per Bari siam passati,
Durazzo siam sbarcati
in Grecia destinà…»


La passeggiata che politicamente era stata annunciata, diventa invece un vero calvario, per uomini ed animali. Si muore nel freddo e nel fango sui monti albanesi, a ridosso della Grecia. Vecchie canzoni vengono rispolverate, modificandone le strofe…adattandole al triste momento…

«…Sul ponte di Perati
bandiera nera,
l’e el luto degli Alpini
che fan la guera…»

«…La mejo zoventù
che va soto tera…»

«…La Vojusse, li sot, te valade
cjarezant il straplomb dal buron,
ie inirmuje la storie passade,
il martiri dal Val Natison…»

Ma come in tutte le brutte storie, anche questa campagna militare a fine. Un’altra però è subito pronta, con una drammaticità che supera l’immaginabile. Alpini ed alpinisti sono mandati nella steppa russa, a combattere a fianco dei tedeschi, rumeni, ungheresi. L’obbiettivo iniziale erano le montagne del Caucaso, ma poi si finì sul tragico Don…

«…La Grecia terminata
a Udin siam tornati,
che tosto per la Russia
noi siamo destinà…»

Si avanza nel fango…nella torrida calura estiva della steppa  senza fine…con infinita fatica…sotto il peso dello zaino…

«…Quando nel fango debbo camminar,
sotto il mio fardello mi sento vacillar…»

Ma tanti muoiono…troppi…

«…L’e la marcia di chi non torna
de che si ferma a morir lassù
ma gli alpini non hanno paura…»

Ma pure tra i nostri alleati ci sono truppe alpine, e tra questi il fior fiore dell’alpinismo germanico dell’ultima generazione. Anche qui non tutti la pensano allo stesso modo. Wiggerl Vorg, uno dei due alpinisti tedeschi che nel 1938 vinsero la parete nord dell’Eiger nell’Oberland Bernese, viene spedito in Russia aggregato ad un battaglione di correzione, da dove non tornò più. Motivo: aveva osato reclamare presso il comando militare del cattivo ed incondizionato uso che si faceva nell’esercito, dei migliori alpinisti tedeschi del momento. Basto questo atto ritenuto deleterio e disfattista, per condannarlo ad una morte certa in terra Russa. Anche in Germania non era concessa la critica, se pure fatta a fin di bene…

«…O vigliacchi che voi ve ne state
con le mogli sui letti di lana,
schernitori di noi carne umana
questa guerra c’insegna a punir…»

Alpini e alpinisti si attestano sull’ansa del Don. Durante le pause della battaglia cantavano con nostalgia…

«…Pensa alpin la tua casetta
che la rivedrai ancor,
c’è una bimba che t’aspetta
orgogliosa del tuo amor…»

È un canto di lontana origine slava, una canzone popolare russa, quella intitolata al capo cosacco Stienka Rasin. I russi dalla sponda opposta ascoltavano e sorridevano stupiti. « Ma questa è nostra » dicevano…

Il 10 gennaio del 1943 i russi sfondano il fronte tedesco/ungherese tenuto dal XXIV° corpo d’armata corazzato tedesco, ed in breve tempo chiudono la sacca del Don, imprigionando l’ARMIR. Il 17 gennaio con un notevole ritardo, colpa dei nostri comandi d’armata, viene impartito l’ordine di sganciamento. Ha inizio la tragica ritirata di decine di migliaia di uomini, che combattendo giorno per giorno cercano di aprirsi la strada nel freddo e nella neve, con la fame e la morte sempre in agguato…

«…Te tormente, te nef, te criure,
’erin pos, pur lontan cun valor,
se in te nòt e cuistavin l’alture,
tal doman,su chel mont erin lòr…»

È una vera "via crucis" dove ad ogni tappa aumentano i morti. Infine dopo nove giorni di ritirata si arriva a Nikolajewka, con il suo terribile terrapieno ferroviario, dove dalla parte opposta sono appostati i carri armati sovietici. Oggi Nikolaiewka non esiste più sulle carte geografiche russe moderne, ed è stata cancellata pure dalla memoria delle nuove generazioni, ma il terrapieno ce ancora, e con esso il terribile epilogo della battaglia combattuta dagli alpini della Tridentina, guidati personalmente dal loro generale Martinat, per aprire la strada verso  la salvezza a tutti coloro che ancora riuscivano a camminare, con i suoi eroi caduti. Rimangono le voci di Nikolajewka…

«…Nikolaiewka…
           Nikolajewka…
                   Nikolajewka…»

Il triste ritorno a casa dei pochi superstiti dell’ARMIR avviene in sordina. Soltanto 17 treni bastano a rimpatriarli, a confronto dei 200 che erano serviti per portarli nella lontana steppa. Dopo una quarantena per spidocchiarli e rimetterli in piedi, quel che rimane delle belle Divisioni Alpine raggruppate in vari reparti, vengono impiegate nella zona dell’Isonzo per svolgere attività di ordine pubblico…

«…M’hast muossà cun
viv’ algrezia
mia patria ad amar,
seis eroes, sa bellezza
in cianzu a deciantar…»

«…I rojuz che businant
van sburiz jù pes montagnis,
duc’ l vinz che ziulànt
van pei cuèi a gran bugàrdis
e i bùs fuàrz che mugulànt…»

Per quelli che sono stati fatti prigionieri dai russi, li aspettano lunghi anni di prigionia, trattati in modo bestiale e costretti a vivere in condizioni disumane. Buona parte di loro moriranno di stenti e di malattie…

«…Siam prigionieri, siam prigionieri di guèra,
siam su l’ingrata tèra del suolo siberian…»

«…Siam sui paioni, siam sui paioni di legno,
de pulzi quasi un regno, e di piòci ancor…»

Dopo l’otto settembre del 1943 ai superstiti non resta che nascondersi in montagna, dando origine ai primi nuclei partigiani nell’Osoppo…

«…O soi state a piartà vivars
pa l’Osòf sun t’un cueston.
Mi è restat imprès un zovin
comandant di batallion…»

Per quelli catturati dai tedeschi, li attende in Germania un’altra triste esperienza da prigionieri, non meno  peggiore di quella toccata a chi si trova in mano russa…

«…De la del Brenner gh’è ’na zitadella
che spira di quell’aria che inamora,
e noi che l’abbiam vista così bella
amiamo tanto quella zitadella…»

«…Trentinella, che vuoi far,
se son de qua del Brenner,
no te posso basar…»

Altri  ancora  vengono  inquadrati  in  reparti al comando di unità tedesche, o nella divisione alpina «Monterosa» e inviati a combattere in Italia, chi sul fronte della linea Gotica, chi nei reparti adibiti alla lotta anti – partigiana…

«…L’inverno già s’avanza,
le mandrie vanno al piano,
portando la speranza,
d’un tempo ormai lontano…»

Parecchi alpinisti muoiono combattendo durante la guerra partigiana, altri comandano le formazioni che operano in Piemonte, Lombardia e valle d’Aosta. Muore così nel 1944 Ettore Castiglione nell’alta valle Malenco, dopo una tragica traversata al Passo del Forno,  morto congelato sull’omonimo ghiacciaio…

«…Ma se ci coglie la crudele morte
dura vendetta sarà del partigian…»

Poi finalmente nel maggio del 1945 la fine delle ostilità. I superstiti ritornano ciascuno sulle loro montagne, cercando in qualche modo di  dimenticare il brutto momento passato, e di rientrare nella normalità della vita, chi per vivere assai duramente la sempre vita montana di un tempo, assieme ai propri affetti famigliari ritrovati,  nel ricordo dei compagni che non sono tornati. Altri viceversa tornano ad essa per i fine settimana, ma tutti e due legati allo stesso mondo, allo stesso ideale, allo stesso amore…

«…Noi pur t’amiamo d’un amor fedele,
montagna che sei bella e sei crudele,
e salendo ascoltiamo la campana,
d’una chiesetta che a pregare chiama…»

E quando si ritrovano in osteria, raccontando del tempo passato tra lacrime e ricordi, come ai bei tempi chiudono tutto in armonia, con solenni bevute di « bon vin »…

«…Nôi sôma alpin, nôi sôma alpin,
an’ piase ’l vin, an’ piase ’l vin,
gh’evem l’innamòrada,
vicino al fiasc del vin…»

Note:
1 - Gli Alpini sono il più antico corpo di fanteria da montagna al mondo (N.d.R.).
2 - Diverrà poi Presidente del CAI Torino dal 1949 al 1963 (N.d.R.).

Figurini di Ernestino Chiappa, Centro documentazione Museo Nazionale della Montagna "Duca degli Abruzzi" - CAI Torino

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