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Perché nacque la Scuola di Alpinismo “G. Gervasutti”

di Giuseppe Dionisi • Fondatore e Direttore (per più di vent'anni) della Scuola Nazionale di Alpinismo G. Gervasutti

Sono davvero necessarie le scuole di alpinismo? Quante, quante volte mi sono posto questa domanda!

La risposta non era semplice. Divergenze di idee interne rendevano titubante la mia affermazione. Solo quando mi soffermai lungamente ad osservare a fondo la differenza tra l'alpinismo di ieri e l'alpinismo di oggi, compresi la necessità della creazione di una vera scuola di alpinismo.

È mia convinzione che una buona parte di alpinisti o credentisi alpinisti, siano contrari a tali corsi, ed a loro dirò subito che non hanno poi tutti i torti.

Di scuole ve ne sono, di scuole ne sono sorte, di scuole ne sono scomparse, ma quali sono e quali erano le loro vedute? Quali sono e quali erano i proponimenti? Scuola di alpinismo o scuola di roccia? Scuola di idealismo o scuola di virtuosismo sportivo?

Ed ora che sono entrato nel vivo dell'argomento, dirò senz'altro che sono stati appunto l'idealismo di ieri ed il virtuosismo sportivo di oggi a darmi cognizioni di causa, non solo nel difendere ma anche nel creare una scuola la cui caratteristica sia la preparazione morale e spirituale, senza la quale non si deve salire l'Alpe, poiché quanto più si sale, tanto più si sente la necessità di tale preparazione.

Sono convinto che non è una cosa semplice inculcare nella nuova gioventù questa ideologia, ma sono pure convinto che non è impossibile.

Innanzi tutto la nuova generazione deve sapere che fra alpinismo e arte di arrampicamento c'è una forte differenza.

È assurdo e pericoloso l'insegnamento della tecnica di arrampicamento su roccia e ghiaccio se prima non si attua la preparazione morale alpinistica. Questo è il problema basilare di oggi e non bisogna lasciarlo insoluto. Disse bene C. Egger per il 75° anniversario del C. A. Svizzero nel 1938:

«Lo spirito dell'alpinista deve essere difeso, deve essere distolto dalle sensazioni, dal culto dell'eroismo, dalla sopravalutazione delle prestazioni meccaniche che il concetto di sport include. Dobbiamo tornare all'istinto sano, naturale e nobile dei nostri padri ed alle loro venerazioni del divino mondo dell'Alpe».

Con questo proponimento, con questo concetto nacque quindi la Scuola di Alpinismo “G. Gervasutti”. Ad un anno dalla sua creazione con soddisfazione e, direi, con orgoglio, vedo che qualche frutto sta maturando. Non mi illudo troppo ma con il tempo, chissà che non si senta ancora parlare di alpinismo nel senso suesposto, negli ambienti alpinistici, in quegli ambienti in cui tante figure nobili sono passate, lasciando il segno della loro elevazione spirituale, quella stessa elevazione che sentivano nell'accostarsi al Monte.

Non è mia intenzione polemizzare, ma è mia intenzione aprire il mio cuore e la mia anima per gridare forte a quegli alpinisti scettici, circa quelle scuole, che per la generazione moderna non esiste più la magnificenza del Monte. Solo l'arte arrampicatoria, solo quell'arte scimmiesca predomina in loro. Il Monte, nella sua veste di meravigliosa bellezza è un qualcosa di superfluo.

Camini, pareti, passaggi ultra difficili, strapiombi, determinate creste e spigoli, ecco i loro problemi. La vetta di per se stessa non è più l'ambito premio. Se almeno fossero a conoscenza dei pericoli e dei contro-pericoli onde potersi difendere... Ma nulla conoscono, nulla sanno; è una corsa alla cieca verso un antagonismo prettamente sportivo.

Ed a che la colpa di tutto questo? Del destino forse? No! Io direi dell'isterismo alpinistico attuale. Quindi, ritornando all'oggetto, dobbiamo avvicinarci a questi giovani che si moltiplicano enormemente e dire loro come disse G. Von Saar nella sua psicologia dell'alpinista:

«Chi si dà all'Alpinismo con i soli muscoli, si ritrarrà da esso dopo pochi anni, sazio di azioni puramente sportive; chi è alpinista con il cervello e con il cuore saprà trovarvi valori durante tutta la vita, tanto da giovane quanto da vecchio».

Ecco perché nacque la Scuola di Alpinismo “G. Gervasutti”.

Da “Scàndere 1949” - Annuario della Sezione di Torino del CAI


Giuseppe “Pino” Dionisi (1915 – 1999). Fondatore e poi Direttore (per più di vent'anni) della Scuola “Gervasutti”, che per merito suo divenne centro d'incontro delle varie componenti dell'alpinismo torinese e non solo. Fu Socio CAI dal 1938 e membro dell'Accademico dal 1953.

Consulta il curriculum alpinistico di Giusppe Dionisi >


Foto di copertina: Giuseppe Dionisi durante la spedizione nelle Ande del 1961 (Centro Documentazione Museo Nazionale della Montagna)

Foto a corredo: la copertina di “Scàndere 1949”

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