Monti e Valli

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Afghan ‘67 - I cinquant'anni della Spedizione SUCAI

di Carlo Crovella

Nel 2017 si celebrano i 50 anni delle spedizione organizzata sotto l’egida della SUCAI Torino e diretta verso l’Hindu-Kush (Afghanistan orientale). Si tratta di un evento che, seppur oggettivamente importante, è passato un po’ in sordina sia nella storia alpinistica torinese che nell’ambito della Sezione. La SUCAI è una Sottosezione del CAI Torino e la spedizione rientra a tutti gli effetti nella complessiva attività della Sezione. La ricorrenza cinquantennale si presenta quindi come un’irripetibile occasione per ricordare i dettagli di tale spedizione (che, oltre all’attività alpinistica, si proponeva anche finalità scientifiche): ciò vale sia per chi, 50 anni fa, visse l’evento in diretta, sia per i soci più giovani che, probabilmente, non ne hanno mi sentito parlare prima d’ora.

A questa spedizione è dedicato il numero 4 dei Quaderni di Montagna, la collana di cultura alpina che ha esordito nel 2015 e che, al numero 2, comprende l’apprezzato ritratto storico di Giusto Gervasutti. L’attuale documento, intitolato "Afghan ’67" (il pdf è a disposizione degli interessati, che lo possono richiedere, a partire dal 6 aprile, seguendo le istruzioni riportate in calce), incorpora la trascrizione del diario di uno dei protagonisti, Luciano Ratto (successivamente co-fondatore del Club 4000), arricchito da numerose foto originali (riferite ad ogni fase dell’avventura) e dal preciso resoconto alpinistico.

L’importanza di questa spedizione si incentra su tre elementi di base: si è trattato di un esempio di “spedizione leggera”, cioè auto-organizzata e con una logistica molto snella e flessibile; i partecipanti appartengono alla categoria degli alpinisti “dilettanti”, nel risvolto più nobile del termine; infine, sono stati conseguiti significativi risultati alpinistici in una zona raramente frequentata in precedenza e decisamente “off limits” dal 1980 in poi, per le  note vicende internazionali (invasione sovietica dell’Afghanistan e successivo periodo dei talebani).


Il Campo Base


Per essere precisi, non si tratta né dell’unica spedizione diretta in quelle zone, né dell’unico esempio di spedizione del CAI Torino con il coinvolgimento di alpinisti cosiddetti “dilettanti”: tuttavia, in questo caso, si ravvisano indiscutibilmente entrambe le caratteristiche. I partecipanti, tutti molto preparati e motivati, rientrano nella schiera di chi dedica alla montagna il “tempo libero”, dovendosi destreggiare fra mille impegni professionali e di famiglia: la stessa durata della spedizione (33 giorni da Torino a Torino) ed il posizionamento stagionale (a cavallo fra luglio e agosto) confermano che i partecipanti destinarono a questo obiettivo le loro ferie estive. Ciò nonostante, in questo come in molti altri casi, dire alpinisti “dilettanti” non significa dire alpinisti “dilettanteschi” e il resoconto tecnico lo conferma esplicitamente: 12 cime conquistate in prima assoluta (11 di altezza compresa fra 5.000 e 5.500 mt., più una di 6.100 mt.), cui si aggiunge la seconda salita di una vetta di 5.619 mt.. Tra tutte spicca la prima ascensione assoluta del Koh-i-Sharan (6.100 mt.) per una via decisamente impegnativa. Infatti, a giudizio dei suoi conquistatori (la celebra cordata Bonomi-Ratto), questa ascensione è pari alla concatenazione fra la salita del Colouir Couturier alla Nord della Verte e quella di una successiva cresta simile all’Arête Forbes dell’Aiguille de Chardonnet. Si tratta di due grandi classiche del massiccio del Monte Bianco, con la differenza che (oltre a essere in sequenza una dietro l’altra) l’ascensione complessiva termina a 6.100 mt.! Inoltre si deve scendere per lo stesso itinerario: questi sono i “dilettati” cui ci si riferiva poc’anzi!!!

In SUCAI  siamo affezionati a questa spedizione perché il nocciolo centrale dei partecipanti proveniva dal quel gruppo di sucaini che, fra gli anni ’60 e ’70, realizzarono un’intensa attività alpinistica sulle nostre montagne, con numerose ripetizioni di pregio (come lo Sperone della Brenva o svariate ascensioni sui 4.000 del Vallese) e non poche prime salite sia estive che invernali: fra queste spiccano, per importanza, la prima invernale del Couloir Couturier alla Verte, realizzata da Andrea Bonomi e Mario Bertotto (beffando addirittura René Desmaison, dai francesi considerato il “loro” Bonatti), e la prima invernale della Cresta De Amicis sulla parete Sud del Cervino, realizzata da Luciano Ratto con altri compagni. Anche l’attività alpinistica di questi sucaini dimostra che il mondo SUCAI non è esclusivamente ancorato allo scialpinismo (come viene da pensare in prima battuta, paradossalmente “ingannati” dall’importanza della nostra Scuola). Questa “esperienza” alpinistica della SUCAI confluirà (primi anni ’70) nella creazione del “Corso di Invito all’Alpinismo”, la cui coda è ancora presente nei programmi estivi della Sottosezione con la dicitura “Inviti all’alpinismo”.

I componenti della spedizione al termine dell’attività alpinistica


I sucaini presenti nella spedizione hanno espresso l’attaccamento alla loro Sottosezione attribuendo alcuni toponimi, che dovrebbero essere rimasti anche nella cartografia successiva: un circo glaciale (su cui incombono alcune delle vette conquistate durante la spedizione) porta il nome di “Bacino SUCAI”, mentre un aereo valico di cresta è stato chiamato “Colle dei Savi Anziani”, in onore dei maggiorenti che hanno gestito la Scuola di scialpinismo SUCAI proprio durante gli anni ’60, trasformandola dall’originario Corso in una vera e propria Scuola, che diventerà “nazionale” nel 1968. Quest’ultimo evento ha suggellato l’importanza del lavoro strutturale compiuto dai Savi Anziani, cui va la nostra infinita gratitudine.

La successiva inaccessibilità di queste montagne per i noti fatti internazionali (invasione sovietica e poi il periodo dei talebani) ha contribuito ad avvolgerle in una fitta coltre di mistero: oggi come oggi, gli ottomila himalayani sono molto più conosciuti di questa particolare sezione della lunga catena montuosa asiatica. Anche per diffondere maggiori dettagli su queste misteriose montagne, oltre che per celebrare l’anniversario “tondo” della spedizione, la collana Quaderni di Montagna ha voluto dedicare il numero 4 alla completa trascrizione del diario giornaliero di Luciano Ratto. Per sottolineare la genuinità del testo, si è mantenuto lo stile cronachistico tipico degli appunti scritti a mano la sera in tenda, quando si annotano non solo gli eventi positivi della giornata, come la conquista delle vette, ma anche i momenti di nervosismo dovuti alla stanchezza, ai contrattempi indesiderati o ai fisiologici cali di forma.

Localizzazione geografica e vette salite


All’attività alpinistica vera e propria, si aggiunge la descrizione (molto significativa come esperienza umana) sia dell’avvicinamento al Campo Base che del ritorno a Kabul attraverso vallate di una bellezza mozzafiato, con i tipici disagi delle terre avventurose: strade estremamente dissestate, polvere dappertutto, disguidi vari e infinite discussioni con i portatori. Interessantissimo, poi, è il ritratto di una Kabul non ancora rovinata dai successivi eventi storici, ma che si rivela anzi una vera e propria “città giardino”, immersa nella raffinatezza della cultura e dello stile di vita mediorientali, con tutti gli annessi e connessi (alcuni un po’ incomprensibili per noi occidentali).

Foto ricordo all’aeroporto di Roma

Da sinistra a destra, in piedi: Giuseppe Ratti, Giancarlo Visini, Luciano Rossi, Andrea Bonomi, Enrico Barbero, Riccardo Varvelli, Filippo Corsini, Alessandro Giraudi. Accosciati: Mario Bertotto, Luciano Ratto, Luciano Ferraris, Firmino Conca, Pier Franco Giraudi.


Insomma si è trattato di un “viaggio” dell’anima, prima ancora che di una spedizione tecnico-atletica. A noi, figli di un’era purtroppo dominata dalla frenesia tecnocratica e dall’essere in ogni dove grazie a “Google Maps”, non resta che ammirare (e, forse, un po’ invidiare) questi consoci, che hanno assaporato la più pura essenza della vera avventura.

Lo Stemma ufficiale della spedizione


Procedura per ricevere gratuitamente il Pdf via mail

Inviare singole mail di richiesta al seguente indirizzo: crovella.quadernidimontagna@gmail.com

Oggetto: AFGHAN 67

Nel testo: NOME e COGNOME più Monti e Valli


Tutte le foto provengono dall'archivio di Luciano Ratto