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Il Vallone di Sea e la posizione del CAI Torino

di Matteo Enrico
CAAI - Club Alpino Accademico Italiano 

In questi giorni qualcuno si è sgomento per un vecchissimo articolo (che data 2004), pubblicato in un fantomatico sito denominato “Il Girasole”, che riprendeva una notizia dell’agosto 2004 (si avete capito bene, esattamente più di 12 anni fa!), pubblicata su un noto quotidiano, in cui i vertici torinesi del CAI sarebbero stati tra i promotori della creazione di una pista forestale nel Vallone di Sea. Voglio tranquillizzare da subito tutti i lettori, soci e non, in particolare amanti di questo splendido luogo, che il presidente del CAI Torino, il dott. Roberto Ferrero, si è detto fermamente contrario a progetti di sbancamenti e devastazioni e si impegnerà in prima persona, con il Club Alpino Italiano, per contrastare in ogni sede, anche istituzionale, questo progetto.

Il lungo vallone di Sea, che da Forno Alpi Graie si snoda fino ai 3100m del Colle di Sea, rappresenta uno degli angoli più suggestivi e selvaggi dell’intero arco alpino. Plasmato dalle forze della glaciazione è caratterizzato da ripiani glaciali intervallati da gradini di valle e bacini sospesi regalando a chi lo percorre scorci unici ed inaspettati, in un continuo alternarsi di ripide rocce, pianori e dirupati versanti, segnati da vertiginose cascate. Il vallone venne percorso, nel corso dei secoli, per raggiungere la vicina Francia ed è stato oggetto di leggende, come quella che vuole venga percorsa dalle anime dei morti, in patois, “Lou Couars”.

Colui che varca le porte di Sea viene sovrastato da pinnacoli, guglie e altissime torri di granito attraverso le quali filtra la luce creando le “spade di luce”, poi finalmente nel sole del mezzogiorno il vallone sembra prendere una vita sua propria e sulle pareti paiono animarsi le fantasiose figure immaginate dagli arrampicatori che hanno segnato la storia alpinistica di questi luoghi. Sea è un ambiente unico, modellato dal ghiaccio e dal vento, ricco di specie vegetali e animali, quali camosci, stambecchi e pure un paio di coppie di aquile reali. Un luogo dove l’escursionista trova la pace nella contemplazione e l’arrampicatore-alpinista pareti e versanti su cui cimentarsi. A tutti è nota la famosa parete nord della Ciamarella, ancora bella seppur agonizzante a causa dei repentini cambiamenti climatici e le pareti all’inizio del vallone sono percorse da vie di rara bellezza.

Proprio per riportare in vita itinerari dimenticati la neonata associazione dei “Rocciatori Val di Sea” sta portando avanti un impegnativo progetto di ripristino e valorizzazione delle pareti più belle. E molti sono tornati apprezzando la qualità della roccia e dei passaggi, anche i sentieri sarebbero stupendi ma purtroppo in troppi casi poco e mal segnalati scoraggiando il forestiero a percorrerli, privandolo del piacere a godere di panorami e scorci meravigliosi.

Le potenzialità turistiche ed escursionistiche di questi luoghi sono per lo più ignorate dagli amministratori locali che non comprendono la ricchezza di questi luoghi. E così Sea, seppur a ridosso di importanti parchi nazionali, quello della Vanoise in Francia e il nostrano Gran Paradiso, è indifesa di fronte a scellerati progetti che vorrebbero una strada fino all’Alpe di Sea.

Il Comune di Groscavallo vuole accedere ad un bando europeo che stanzierebbe tanti, tantissimi soldi per la realizzazione di piste agro silvo pastorali, e purtroppo Sea rientra in questo progetto. L’amministrazione non ha saputo spiegare i reali benefici di un tal progetto, né ha saputo tener nella giusta considerazione i plausibili futuri costi di manutenzione, visto che la strada taglierebbe ripidi versanti battuti da poderose valanghe. Un’opera che rischia di generare orribili tagli e ferite nella montagna e di venire poi presto abbandonata al suo destino. Senza poi contare i costi iniziali che comunque il piccolo comune dovrebbe sostenere, visto che in ogni caso i fondi europei coprirebbero solamente l’80% dei costi, e quel 20%, comprensivo anche dell’altra strada a questa congiunta e da realizzare nel Trione, ammonterebbe a ben 220.000 euro, come citato nel recente articolo del quotidiano “Il Risveglio”. Soldi che potrebbero più oculatamente essere utilizzati per attività più ecosostenibili e per incentivare un turismo di qualità, attento all’ambiente.

E questo, in particolare la piccola ma inascoltata comunità di Forno Alpi Graie l’ha compreso dichiarandosi fermamente contraria a un’opera così tanto insensata e miope, irresponsabile e irriguardoso verso i capolavori che la natura ha qui saputo donarci. Ma purtroppo Forno non è più comune indipendente da molti decenni e la sua popolazione si è ridotta drasticamente, è per questo che bisogna aiutarli a salvaguardare il loro territorio, ma anche il nostro territorio, ed è per questo che è stata avviata una raccolta firme, a diposizione presso l’hotel Savoia a Forno, l’albergo Pialpetta a Pialpetta e la pizzeria degli Amici a Cantoira.

Non devono ripetersi i rovinosi scempi effettuati lo scorso anno nella medesima Valle e nel medesimo Comune, negli splendidi boschi del “Pasè”, nei pressi del Bec di Mea, dove più piste forestali hanno irrimediabilmente devastato quell’ambiente, che GianPiero Motti, nella sua ormai introvabile guida delle Palestre delle Valli di Lanzo, decantava come gli angoli fra i più belli della Valle. Ora, una di queste piste finisce nel nulla, bloccata per accertamenti. A tal proposito si trova ampia documentazione nel blog “Camosci Bianchi”.

Da parte mia sono assolutamente convinto che il CAI – Club Alpino Italiano e in particolar modo il CAI Torino, di cui idealmente mi sento ancora di farne parte, non permetteranno le suddette devastazioni e si impegneranno in prima persona, combattendo questa battaglia assieme ad ognuno di noi.

Matteo Enrico
CAAI - Club Alpino Accademico Italiano


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