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Giusto Gervasutti, l’eredità ideale e didattica di un grande (sci)alpinista

“Giusto era anche e prima di tutto un uomo di eccezione, un uomo d’onore… La sua dote più pura e più bella, quella che lo farà sempre rimpiangere, era la generosità d’animo… Un vero amico, sincero e nobile: grande e modesto, amico dei giovani e dei giovanissimi, per i quali si prodigò sempre, come nessun altro, insuperabile maestro e trascinatore.” Renato Chabod, La Cima di Entrelor 

Nel corso del 2016 ricorre l’anniversario dei 70 anni dalla scomparsa di Giusto Gervasutti, detto Il Fortissimo. A dispetto dell’ampio arco temporale che ci divide dal tragico evento (Mont Blanc du Tacul, settembre 1946), Gervasutti è tutt’ora ben presente fra di noi, specie “noi” del CAI Torino, attraverso la sua eredità ideale e didattica. Il coinvolgimento didattico di Giusto si collega alle sua generosità d’animo e, in particolare, alla sua smisurata disponibilità verso i giovani e i giovanissimi.

L’eredità ideale e didattica di Gervasutti si delinea lungo due filoni paralleli: il primo nasce dalle caratteristiche di Gervasutti quale alpinista di punta ed è confluito nella Scuola Nazionale di Alpinismo Giusto Gervasutti, che da numerosi decenni onora tale compito con un’attività di elevatissimo prestigio.

L’eredità ideale e didattica di Gervasutti annovera però anche un secondo filone, meno noto e più frammentato nei passaggi, che trae origine dalla concezione gervasuttiana della montagna “completa”, cioè senza distinzione di stagioni o di attività (roccia, neve, ghiaccio, ma anche uso degli sci). Infatti Gervasutti fu anche un insigne scialpinista (ad esempio realizzò la prima invernale italiana e sciistica della Nordend nel Rosa, 1932) e, tra l’altro, partecipò al Trofeo Mezzalama del ’33, dove si conquistò il soprannome di “Fortissimo”.

Giusto Gervasutti sviluppò notevolmente l’attività didattica nell’ambito del CAI Torino, ricoprendo (fino alla sua scomparsa) il ruolo di Direttore della Scuola Nazionale di Alpinismo Gabriele Boccalatte. Tale Scuola, nata sul finire degli anni ’30 nell’ambito burocratico del GUF Torino (GUF: Gruppi Universitari Fascisti), annoverava, fra gli istruttori, i principali accademici del momento ed era nella sostanza la Scuola di alpinismo del CAI Torino.

L’organizzazione della Scuola (dal 1939 dedicata a Boccalatte) denotava caratteristiche molto “gervasuttiane”. Il regolamento (qui nella versione più completa del ’48-49) recitava: “La Scuola si prefigge lo scopo di fornire ai giovani le basi di un sicuro indirizzo tecnico e spirituale ed educarne la naturale inclinazione, affinché possano praticare, preparati e coscienti, l’alpinismo accademico in ogni sua forma”.

Gervasutti introdusse un calendario sistematico di lezioni teoriche, tenute da accademici del CAI. Inoltre, già a partire dal ’39, suddivise l’attività annuale della Scuola in tre corsi: un corso invernale (novembre-marzo), con l’uso degli sci (in pratica il progenitore dei corsi di scialpinismo); un corso primaverile di arrampicata in palestra e su vie di media montagna; un corso estivo di alta montagna.

Purtoppo il clima prebellico (e poi bellico) ostacolò non poco l’attività della Boccalatte, ma non la estinse del tutto, neppure nell’annata ’43, caratterizzata dal crollo del regime. Al seguito di tale evento, la Boccalatte si trovò senza il riferimento burocratico del GUF, ma proprio per questo fu più agevole condurla definitivamente in seno al CAI Torino.

Tuttavia l’organico istruttori della Boccalatte era costituito da accademici che in alcuni casi erano sulla breccia già da diverso tempo: la lucidità manageriale di Gervasutti focalizzò che era opportuno, per il futuro della Scuola, iniziare a coinvolgere forze fresche. Qui entrò in gioco la rinata SUCAI Torino: Gervasutti aveva nel frattempo imbastito, a titolo personale, profondi rapporti con la  SUCAI, assumendosi fra l’altro la carica di Direttore Responsabile della pubblicazione che si produceva a Torino e che veniva distribuita a tutte le SUCAI del territorio nazionale.

Pertanto fu naturale che Gervasutti, nel suo ruolo di Direttore della Boccalatte, progettasse di reclutare le forze fresche fra i giovani della SUCAI Torino, inserendoli progressivamente come aiuto istruttori: di conseguenza la Boccalatte entrò nell’ambito della SUCAI, come dimostra il distintivo del periodo.

Il connubio fra accademici e giovani sucaini fu così saldo che permise alla Scuola Boccalatte di superare, quasi senza sbandamenti, l’improvvisa scomparsa di Gervasutti: anzi la Scuola registrò, negli anni finali dei ’40, una attività molto brillante, con parecchie decine di allievi annuali.

Purtroppo la Boccalatte entrò in crisi al seguito della morte (gennaio ’50) di Giulio Castelli, vero motore organizzativo della Scuola, congiuntamente all’abbandono di molti istruttori (accademici), che stavano fisiologicamente terminando il loro ciclo didattico.

Tale evento consentì al Consiglio Direttivo del CAI Torino di superare i precedenti tentennamenti di fronte alle richieste della Scuola Gervasutti di entrare nell’ambito sezionale. La Scuola Gervasutti (nata nel ’48 presso la sottosezione ALFA e transitata per qualche tempo presso la Società Ginnastica Magenta) fu così accettata a pieno titolo e da allora opera, con prestigio, all’interno del CAI Torino. 

Però i giovani sucaini, che avevano preso gusto all’esperienza didattica negli anni della Boccalatte, si trovarono senza uno specifico riferimento. Pertanto, all’interno della SUCAI prese progressivamente corpo l’idea di organizzare un Corso di scialpinismo, anche per il meno stringente rapporto numerico fra istruttori e allievi, rispetto ai rigidi legami della cordata alpinistica. 

Il Consiglio SUCAI approvò all’unanimità la proposta di Andrea Filippi (dalla personalità molto gervasuttiana), il quale, essendone l’ideatore e il fondatore, ricoprì il ruolo di Direttore del Corso Sci Alpinistico invernale SUCAI del ‘51-52.

Tale corso può essere considerato il naturale erede del corso invernale che Gervasutti aveva concepito per la Scuola Boccalatte. Inoltre il regolamento del Corso SUCAI riportava una finalità molto gervasuttiana: “Il corso si prefigge di impartire a giovani, già in possesso delle basi elementari della tecnica sciistica, una serie di lezioni teoriche e pratiche, affinché possano svolgere con sicurezza attività alpinistica invernale”.

Dopo una decina di anni, il Corso SUCAI si è trasformato in Scuola di scialpinismo, diventando anche (1968) Scuola Nazionale. L’evoluzione della Scuola SUCAI ha sempre confermato quel carattere innovativo e pionieristico che deriva dalla visione di Gervasutti. 

Fra le tante novità elaborate in ambito SUCAI, va citato l’impulso alla creazione della figura di Istruttore Nazionale di Sci Alpinismo (INSA), il cui primo corso si tenne nel 1968 sotto la direzione di Renzo Stradella che, guarda caso, fu uno dei giovani sucaini che, nel primo dopoguerra, ricoprirono il ruolo di aiuto istruttori della Scuola Boccalatte. Inoltre, ancor prima, Stradella (quando era giovanissimo) aveva conosciuto Gervasutti di persona, durante non poche giornate condivise in montagna.

In conclusione, se da un lato la Scuola di Alpinismo Giusto Gervasutti ha sempre fatto dell’ “eccellenza alpinistica” il suo carattere distintivo e didattico (nobilitando per tale via il CAI Torino), dall’altro la Scuola di scialpinismo SUCAI ne costituisce il naturale complemento, arricchendo a sua volta il prestigio del CAI Torino e ricostruendo le due anime della personalità, sia tecnica che didattica, di Giusto Gervasutti. 

Ma c’è di più: l’impostazione didattica, che Gervasutti elaborò sul finire degli anni’30, è ancora così “attuale” che caratterizza l’organizzazione di gran parte delle iniziative anche dei nostri giorni. Di conseguenza, specie nel torinese (ma non solo), possiamo dire che, magari senza rendercene conto, siamo tutti “figli” del grande Gervasutti.

di Carlo Crovella
SUCAI Torino, GISM

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